musica

 
                                                            

Alberto, i Van Der Graaf e Radio Maresso                        
                               

Quei tipi che quando li incontri ti si allarga il fiato, che ti sorridono appena ti vedono. Alberto appartiene a questa categoria. Nella prima metà degli anni 70 lui c’era, coi capelli non troppo lunghi ma ricciolati, castano chiaro, sul biondiccio. La scuola, ma soprattutto il lavoro, di giorno. La musica, quella sì, non mancava. In quel locale con gli amici ad ascoltarla. Erano tempi che succedeva così: la musica si ascoltava in compagnia, si tornava a casa con il disco e si invitavano amici nella cameretta per suonarlo sull’impianto stereo. Era stereo perché c’erano due casse, due uscite e la possibilità di comandare uno o l’altro canale. Averlo era già il primo passo verso la musica, il mangiadischi non poteva certo ingoiare l’ellepì.. Che musica ascoltava Alberto? I Van Der Graaf Generator di Pawn Hearts per esempio, quelli di Peter Hammill. Cosa hanno fatto in quel disco, come hanno potuto? andava dicendo. Lui se lo chiedeva, mentre c’era chi andava costruendo una discoteca basandosi su una piccola classifica di dischi indispensabili da avere, pubblicata da un certo Victor sul settimanale Qui Giovani. Una classifica che non ha sbagliato un solo colpo, erano anni in cui si credeva al critico musicale. Quello che raccomandava andava ascoltato, solo così si evitavano fregature, a quei tempi che non c’erano nemmeno le radio libere. Si, proprio libere, adatte per far nuove conoscenze, misurarsi con altri ragazzi, con altre idee, con altri gusti musicali. Da scuola, a Monza, verso la stazione per il treno, la casa all’angolo con scritto RADIO MARESSO, chissà perché? Frutto di qualche eco. Alberto lo nota e quando a Mezzago qualche anno dopo vede l’ex compagno di scuola salire sul palco a riferire di una notizia riguardante Radio Montevecchia, si fa largo e va a salutarlo. Si, ma doveva essere Radio Marasso. Succede poco prima di un concerto del Banco, quello dopo il magnifico Io sono nato libero. Prima ancora, Alberto che arriva con la bicicletta sul cavalcavia dove sotto passa il treno, dei dischi di un suo amico da vendere tra cui Radici di Guccini, finito subito tra gli scambi in fiera di Sinigaglia al sabato. Alberto che si appresta al diploma di media superiore. La preparazione agli esami, per qualche settimana si sta a casa dal lavoro. Hai studiato stamattina? Guarda, sono andato al parco con il Pazzaglia (libro di italiano Thick as a big brick. Do you know Jethro Tull?) mi sono seduto su una panchina l’ho aperto e me lo sono messo sotto la testa a mo’ di cuscino. Ho fa una bela durmida. Alberto che passa il turno, senza infamia né lode, quindi torna a lavorare e sulla scorta di un diploma si guadagna un ruolo professionale che lo porta a viaggiare verso la Germania. Alberto che parla di lavoro, perché prima o poi occorre rendersene conto che non si può fare altrimenti. Chissà se ascoltava ancora musica. Musica come evasione, come contatto con qualcosa di diverso, di giovanile, di sogni da raggiungere, di fantasie. O tutto deve finire per forza? Anche i Van Der Graaf non ci sono più da un pezzo. Conca di Crezzo, le ali ghiacciate del Jet, la foto sul Corrierone nel giorno di matrimonio. Alberto che sorride e saluta.

Giordano Casiraghi 11/46

PS L’11 novembre 2002 la Premiata Forneria Marconi fa un concerto all’Alcatraz di Milano con una formazione allargata, con Mauro Pagani, ma soprattutto con un ospite d’eccezione, Peter Hammill dei Van Der Graaf Generator. Possiamo mancare?

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