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RAGAZZI
DELLA 128
Montevecchia
è una collina che si sviluppa in lunghezza, non tanto alta, con
coppe tondeggianti, invitante per le domeniche dei milanesi in fuga
dalla città, specie di primavera e autunno. Montevecchia e i suoi
ragazzi gemellati con quelli di Maresso nel campeggio parrocchiale
in Val Ferret. Il vino Nustranel e i formaggini, i ristoranti e la
Valle del Curone, più dietro. Montevecchia
e il santuario che troneggia sulla prima sommità, ma
soprattutto Radiomontevecchia nata il giorno di Natale del 1975.
Qualche mese dopo, una serata d’inverno, forse febbraio, una 128
di colore giallo si dirige verso la collina. Verso qualcosa di
sconosciuto. In modulazione di frequenza FM alla stazione 100,3 si
ascoltavano da qualche settimana voci di ragazzi che trasmettevano
musica jazz, pop, beat e d’autore. Chi erano? Gente speciale,
irraggiungibile? Niente a che vedere con le altre radio libere,
quelli parlavano un linguaggio che i ragazzi della provincia non
faticavano a capire al volo. Ragazzi digiuni di musica, perché fino
ad allora c’era solo la Rai e la musica pop passava di rado.
C’era stato Per voi giovani e Claudio Rocchi, di pomeriggio, per
poche ore. Adesso tutto può cambiare, finalmente! La musica pop e i
cantautori anche alla sera, e telefonate per chiedere la ripetizione
di tale canzone. Sulla collina, al buio, un ragazzo già maturo, uno
di quelli del campeggio in Val Ferret, indica la via per arrivare ai
locali della già mitica radio. Una cascina,
perfino un pozzo in mezzo al cortile, la scala di legno per
accedere al fienile. Che c’entra una radio con questo? In un
angolino, ancora più al buio, i ragazzi della 128 notano una luce.
Due locali, uno d’ingresso, l’altro con un paio di giradischi,
due microfoni e cuffie. Li stanno usando Gaetano e Maurizio,
sembravano dei giganti del microfono. Uno incalzava l’altro,
trasmettendo Jazz, usando spesso la parola “dissacrante”
per indicare che un pezzo è davvero forte. Di Gaetano poche altre
tracce, di Maurizio si sa che negli anni a seguire si impegna
nell’attività politica del paese sotto la collina, finchè un
triste giorno prende la sua Mountain Bike e se ne va su oltre Lecco,
a sentire la carezza del lago, l’aria che entra negli occhi, a
cogliere quell’anelito di vita che fa bene. Poi al ritorno, dentro in galleria,
un’auto non lo vede e lo trascina avanti per decine di metri. Lui
che, da esperto, aveva sentenziato: Gli America uguali a Simon &
Garfunkel? Non diciamo sciocchezze. Intanto Umberto si presenta ai
tre ragazzi della 128: Volete trasmettere? Aspettate che finiscano
loro, poi dopo le 23 potete provare voi, cercate qualche disco tra
quelli che ci sono qui. Come? Senza i propri dischi? A quei tempi i
generi passavano presto di moda, come oggi del resto. Nel 1976 non
si parlava più di pop, di tutti quei gruppi che poi sarebbero
diventati oggetto di culto per i collezionisti di vinile. Figurarsi
di beat. Così pareva strano sentire Cesare che invece insisteva con
i 45 giri anni 60, ma aveva ragione lui: quelle canzoni sarebbero
rimaste nel tempo. I tre della 128 invece guardavano avanti, oltre
il beat, oltre il pop di Genesis e Yes, verso la musica cosmica che
invitava ad ampliare i propri orizzonti. I tedeschi Popol Vuh,
Tangerine Dream e Amon Dull sarebbero stati i dischi che dalla volta
successiva sarebbero stati trasmessi per la maggiore inaugurando il
ciclo denominato Musica elettronica. Durante quella prima
trasmissione improvvisata, mentre
parlavano per presentare i vari brani, il tecnico Cosimo è
costretto a mostrare un cartello con scritto: state dicendo troppi
NO. Un intercalare che in radio non poteva passare. Impareranno a
parlare meglio, avevano chi 20, chi 19 anni.
Giordano Casiraghi 10/46
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