MEDIAMARES.it

home page

 

 

INDICE   UMBERTO GARIBOLDI

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 1968 ALLA MADRE

 

E mi sovviene soave il ricordo

di quando ancor vegliavi alla mia cuna

imprimendole un lieve dondolio.

E mi narravi allora del gigante

che possedea un mirabile giardino

ricco di fiori d’ogni specie e tinta.

Se i bimbi s’accostavan per giocare

egli feroce li cacciava fuori

e, solo, nel giardino passeggiava

orgoglioso dei fiori e delle aiole.

Ma i dì passavano veloci e i fiori

piano piano appassivano ed in breve

del bel giardino non restò che terra,

terra non colta e brulla e fredda e secca.

Piangea il gigante e pentito chiamava

i bimbi che venissero a giocare.

E quelli accorsero ed empir di grida

festose e gaie l’aria tutt’intorno.

Ad una ad una rifiorir le aiole

e tutto ritornò ridente e lieto.

Ed io beato m’addormii sognando

il giardino gioioso del gigante

e la bontà che sempre trionfava.

 

Perché madre in tal guisa m’ingannavi,

perché narravi storie così false

in cui sempre trionfa il bene e il giusto?

E pur sapevi che molto diversa

era la storia ch’io viver dovevo

in un mondo d’orgoglio e d’egoismo

dove trionfa sol la forza bruta

e gl’istinti più barbari e feroci.

Dov’è il gigante diventato buono?

Dove sta il suo giardino rifiorito?

Dove i bimbi che giocano beati?

Tanti giganti ma tutti voraci

con l’unghie tese a ghermir gl’indifesi.

Non giardini, non fiori, non aiole,

ma campi di battaglia insanguinati

e ancor sonanti di cruente imprese.

Non di bambini grida ma lamenti,

pianti di bimbi che muoion di fame,

urla di madri che vedono i figli

venire meno ai colpi del nemico.

 

E tu, madre, quaggiù m’hai generato

in questo speco di lutto e dolore

ed in cotanto inferno viver deggio

e in questa valle lacrimosa amare!

Amare? Chi, perché, per qual motivo,

con quale scopo debbo amare un mondo

che con le stesse mani sue si strugge?

L’agnello mansueto che si trova

per sua ventura in un branco di lupi

può soltanto nascondersi e fuggire

oppure diventar lupo egli stesso.

Ma dive può fuggir se tutto il mondo

è popolato di lupi affamati?

Dove trovar la pace ed il riposo

se tutto il mondo rimbomba di guerre?

E Tu, Signor del cielo, ancor desisti

dall’inviar per la seconda volta

il tuo flagello punitore? O forse

ancora non Ti riesce di trovare

un secondo Noè su questa terra?

Tu che un dì per amore hai fatto il mondo,

se ancor conservi quello stesso amore,

lo distruggi oggi stesso, chè altrimenti

con maggior pena lo farà da solo.