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1968
ALLA MADRE
E mi sovviene soave il
ricordo
di quando ancor vegliavi alla
mia cuna
imprimendole un lieve
dondolio.
E mi narravi allora del
gigante
che possedea un mirabile
giardino
ricco di fiori d’ogni
specie e tinta.
Se i bimbi s’accostavan per
giocare
egli feroce li cacciava fuori
e, solo, nel giardino
passeggiava
orgoglioso dei fiori e delle
aiole.
Ma i dì passavano veloci e i
fiori
piano piano appassivano ed in
breve
del bel giardino non restò
che terra,
terra non colta e brulla e
fredda e secca.
Piangea il gigante e pentito
chiamava
i bimbi che venissero a
giocare.
E quelli accorsero ed empir
di grida
festose e gaie l’aria
tutt’intorno.
Ad una ad una rifiorir le
aiole
e tutto ritornò ridente e
lieto.
Ed io beato m’addormii
sognando
il giardino gioioso del
gigante
e la bontà che sempre
trionfava.
Perché madre in tal guisa
m’ingannavi,
perché narravi storie così
false
in cui sempre trionfa il bene
e il giusto?
E pur sapevi che molto
diversa
era la storia ch’io viver
dovevo
in un mondo d’orgoglio e
d’egoismo
dove trionfa sol la forza
bruta
e gl’istinti più barbari e
feroci.
Dov’è il gigante diventato
buono?
Dove sta il suo giardino
rifiorito?
Dove i bimbi che giocano
beati?
Tanti giganti ma tutti voraci
con l’unghie tese a ghermir
gl’indifesi.
Non giardini, non fiori, non
aiole,
ma campi di battaglia
insanguinati
e ancor sonanti di cruente
imprese.
Non di bambini grida ma
lamenti,
pianti di bimbi che muoion di
fame,
urla di madri che vedono i
figli
venire meno ai colpi del
nemico.
E tu, madre, quaggiù m’hai
generato
in questo speco di lutto e
dolore
ed in cotanto inferno viver
deggio
e in questa valle lacrimosa
amare!
Amare? Chi, perché, per qual
motivo,
con quale scopo debbo amare
un mondo
che con le stesse mani sue si
strugge?
L’agnello mansueto che si
trova
per sua ventura in un branco
di lupi
può soltanto nascondersi e
fuggire
oppure diventar lupo egli
stesso.
Ma dive può fuggir se tutto
il mondo
è popolato di lupi affamati?
Dove trovar la pace ed il
riposo
se tutto il mondo rimbomba di
guerre?
E Tu, Signor del cielo, ancor
desisti
dall’inviar per la seconda
volta
il tuo flagello punitore? O
forse
ancora non Ti riesce di
trovare
un secondo Noè su questa
terra?
Tu che un dì per amore hai
fatto il mondo,
se ancor conservi quello
stesso amore,
lo distruggi oggi stesso, chè
altrimenti
con maggior pena lo farà da
solo.
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