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1985
BASIANEIDE
BASIANEIDE
ovvero
le avventure del prode Ignazio
e del pio Clemente
a fine anno 1985
Invocazione alla musa
Accorri, o Musa, al mio
richiamo, e lascia
i verdi prati d’Ellade
fioriti;
soccorri il tuo poeta, a
terra scendi
e guida la mia penna anco una
volta
a descrivere i fatti e le
avventure
che avvennero a Basiano a
fine d’anno,
allor che il prode Ignazio e
il pio Clemente
lottaron, fianco a fianco,
per spedire
migliaia di prodotti, né
curaro
l’ora del giorno o pure
della notte,
ma tanto si batteron da
oscurare
la memoria che rese sì
famoso
Ercole il grande per le sue
fatiche.
Ma che? Tu torci il naso e
abbrividisci?
Che cosa non ti piace di
Basiano?
E’ un paesino semplice e
tranquillo!
Certo, non è il Parnaso: Qui
non vedi
le ninfe volteggiare sovra un
rivo
né Pan l’eterno, ma non
puoi pensare
che il mondo sia soltanto il
tuo Elicona!
Certo qui non ritrovi aure
odorate
d’ambrosia e nettare
trasfusi insieme,
né Artemide s’aggira in
questi lidi
a caccia di cerbiatti
impauriti,
né tanto meno Apollo
musagete
si annida in questi luoghi ad
allietare
l’aere superna al suon
della sua cetra.
Il mondo cambia e tu devi
adeguare
Le tue candide orecchie ad
altri suoni,
al clacson dei veicoli
chiassosi,
al rombo dei motori ed alle
grida
ed alle imprecazioni dei
pedoni.
Non è poi così brutto, ma
è soltanto
question di abituarsi. Non lo
credi?
Macchè! Tu scuoti il capo
esterrefatta.
Forse ho capito; è quella
costruzione,
poco fuori il paese, che ti
affligge?
Certo tu hai visto nascere
Agrigento,
hai visto il Partenone, il
tempio a Giove,
le sette meraviglie del
passato,
e non puoi concepir l’arte
moderna,
e questa strana casa non ti
piace.
Non devi far così. Guardala
bene.
E’ fatta tutta a strisce
orizzontali
che sembra un tabulato. Cosa
dici?
Ai tuoi tempi non c’era?
Ah, sì, lo credo;
ma se vuoi starmi appresso
questa volta
dovrai sentir parlare di
stampanti,
di personal computers, di
accessori,
di merge, customization, pick
selection
e tante cose strane che
Vulcano,
degli dei l’ingegnere, non
saprebbe
né cosa sono né di che son
fatte,
tanto meno a che servono. Che
fai?
Con le leggiadre dita tappi
il naso?
Ah, sì, ho capito, sono gli
autocarri
che con l’odore della loro
nafta
raggiungon le tue nari ad
altro avvezze.
Lo devi sopportar. Che ci
vuoi fare?
Del resto ti assicuro che qui
dentro
potrai trovare ancor da
divertirti.
Qui trova vita il Milite di
Plauto,
è tutto una commedia, una
burletta,
come del resto è il mondo di
oggigiorno.
Aiace Telamonio, il furbo
Ulisse,
Teseo l’audace e il fiero
Menelao
riguardano un passato ormai
sepolto.
Oggi non ci son più nel
mondo intero,
e nemmeno a Basiano. Certo è
vero,
c’è un Achille Lanterna,
ma non devi
dal nome trarre inganno, non
è certo
l’Achille piè veloce che
conosci.
Quello correva a piedi, senza
posa,
per tutto l’ampio suolo
della Grecia;
questo va in bicicletta,
avanti e indietro
dal magazzino alla ribalta, e
ancora
dalla ribalta al magazzino
indietro.
C’è perfino un Orlando,
ma non certo
il prode paladino che
conosci.
Quello correva impavido a
cavallo,
la spada sguainata, l’elmo
in testa,
la lorica smagliante sotto il
sole;
questo percorre tutte le
autostrade
la sua roulotte trainando
dappertutto,
incurante del sole o pur del
gelo,
delle nebbie invernali o
della neve,
del traffico d’agosto e
delle code,
sempre intense ai caselli
autostradali.
Vedo che sto riuscendo a
incuriosirti,
che il mio mondo comincia a
interessarti.
Frena dunque gli indugi e
scendi meco
Di Basiano nel vortice
infernale.
Vedrai le gesta dei moderni
eroi,
conoscerai d’Ignazio e di
Clemente
le lotte e le vittorie contro
il tempo,
sempre nemico a fine
d’anno, e ancora
Vittorio
vittorioso, il sommo Manlio,
Giuseppe il Montresorre
incontrerai,
tutti impegnati e uniti in un
sol grido,
in uno sforzo unanime legati:
“Spedire, spedirem, spedir
bisogna”,
questo è il comando e questo
l’obiettivo,
uno per tutti e tutti insiem
per uno,
perché sian paghi i voti di
colui
che il nostro mondo regge dal
suo soglio,
colui che guarda e vigila e
comanda,
che tutto sa, che tutto può,
presente
con gran magnificenza
dappertutto:
il grande imperatore
Frangipane.
Il trasloco
Settembre, andiamo, è tempo
di migrare.
Come i pastori vanno verso il
mare
e volano le rondini lontano,
così, a fine settembre, gran
fermento
annuncia il lungo viaggio da
Settala
che porterà i P.C. fino a
Basiano.
Mai si vide cotanto movimento
nei queti magazzini della
Borghi.
Gente che va, che viene, che
controlla,
che chiede, che soppesa, che
mugugna.
Visi mai visti prima, altri
già noti.
Tutti voglion vedere,
organizzare.
Alto riecheggia il grido di
Lanterna:
“Occorre che un bancale sia
omogeneo,
tutti i part numbers in
pacchetti uguali,
numeri scritti fuori in
evidenza.
Ma insomma, non si sanno
organizzare!
Un magazzino è tutto
un’altra cosa.
Quando sarà a Basiano, allor
vedremo,
va tutto in Alta Baia,
poi il retrieval,
il case unpack e via senza
problemi,
è già tutto sul camion,
bello e pronto.
Son cose tanto semplici a
capire:
by definition, tutto è già
partito!”
Ecco arrivare tosto
Gambirasio:
“I camion devon essere
puntuali
a un’ora di distanza uno
dall’altro,
bisogna organizzarsi a
perfezione.
Appena arriva un bilico, la
conta,
poi tutto in magazzino senza
indugio.
Niente voglio in ribalta, sia
ben chiaro!”
Di Piazza avanti e indietro
fa la spola
tra Basiano e Settala e
viceversa
con la sua smisurata fuori
serie.
Ogni tanto si ferma a
controllare:
“ Se non bastan sei bilici,
bisogna,
tra virgolette,
metterne degli altri,
sempre tra virgolette, e se
non basta
il venerdì a spostare tutto
quanto
occorrerà finire le
consegne,
tra virgolette, il sabato
mattina.”
Baronchelli, da vecchio del
mestiere,
non si stanca di dire a tutti
quanti:
“Ci vuole un inventario del
trasloco,
bisogna conteggiar tutti gli
arrivi,
contrassegnare i colli già
spuntati.
Senza inventario non accetto
niente!”
Ed ecco finalmente il grande
giorno.
A Basiano c’è grande
agitazione.
Come fuor dalla sala di
travaglio
i candidati padri van
nervosi,
avanti e indietro, misurando
i passi,
sigarette fumando a più non
posso,
l’orecchio teso e vigile a
sentire
i primi gemiti dei
figlioletti,
e credon riconoscer dai
vagiti
quale è nato per primo e di
che sesso,
e già gli costruiscono il
futuro,
la scuola, il matrimonio ed
il lavoro,
così a Basiano tutti sembran
padri,
tutti in attesa del sognato
evento.
Ma il P.C. non si vede. Che
è successo?
Centinara ogni tanto va a
vedere
se per caso si vede in
lontananza
la sagoma di un camion. Poi
si volge
con sguardo sconsolato alla
ribalta.
Come è lunga l’attesa! In
questo giorno
sembra che il tempo abbia
arrestato il corso.
Ma no! Si vede qualche cosa,
forse
quel nuvolo di polvere
lontano
potrebbe segnalare il primo
arrivo.
Gambirasio dispone le
persone:
“Due per lo scarico in
ribalta, quattro
nell’isola di mezzo. Prima
cosa
il conteggio dei pallets, poi
si sposta
tutto il carico verso il
magazzino.”
Il bilico è accostato, già
i muletti
entran nel camion, scaricano
i colli.
Sembran migliaia e non
finiscon mai.
Finito il primo camion, già
il secondo
s’appressa ad attraccare e
scaricare.
Timidamente Chiesa fa notare
che i carichi han da stare
separati
per poter controllare con le
bolle
la correttezza delle
spedizioni.
Non c’è tempo per questo.
Scaricare,
rimandare il Vettore e
trasportare
tutti gli arrivi fino al
magazzino.
Nel magazzino C ferve
frattanto
un tentativo di
conciliazione.
Baronchelli ha trovato nel
frattempo
un vecchio rotolo di
etichettine:
“Sia messa un’etichetta
bene in vista
sui bancali che avete
controllato,
altrimenti si contano due
volte
gli stessi colli. Attenti!
No, che fate,
quella merce è in
partenza!” Le etichette
son messe dappertutto ed il
conteggio
procede senza posa e senza
errori.
I cavetti son tanti: ce ne
sono
tre a destra, due a sinistra,
e fanno cinque,
in mezzo ce ne son talmente
tanti
che saran diecimila, ed in
totale
fan diecimila e cinque, senza
fallo,
questo è un conto preciso.
Le tastiere,
ce ne son circa ottanta, per
bancale,
se i bancali son
centoventisette,
faranno diecimila, il dado è
tratto.
Dopo una conta sì precisa,
è chiaro
che non occorre
riconciliazione.
Lanterna dice: “Il fisico
ha ragione.
Se ci son divergenze
d’inventario
saranno errori fatti da
Settala
o il carico a sistema
un po’ impreciso.
Né deve preoccupare se il
conteggio
ci porta a risultati
decimali.
Ci son duemila e tre, virgola
quattro
stampanti? E ben che conta?
Si arrotonda,
si fa duemila e quattro e
tutto è a posto.
Ed eccoci alla fine del
travaglio,
il magazzino è pronto e può
partire.
Quando scaricheranno le
richieste
non ci saran problemi di
alcun tipo:
i part numbers ci sono, sarà
solo
questione di trovarli, e
tutto è fatto.”
Allora io dico, calmo e
fiducioso:
“Tutto sotto controllo”.
E questo è tutto.
Il fattaccio
C’è grande attesa
sull’Olimpo, i numi
son tutti convocati ad un
banchetto.
Oggi è gran festa per gli
eterni dei;
ci sono tutti, belli ed
eleganti:
c’è Montresino,
l’ospite d’onore,
c’è Faellicchio,
ai pranzi ognor presente,
la bella Rissoncella,
Belicchiuccio,
e tanti, tanti, che non
potrei dire
il nome di ciascun degli
invitati.
Nessuno ha resistito
all’alto invito
mandato dal dio padre
Mannozzione
che presentar vuol oggi
ufficialmente
il figlio prediletto, il dio
Schiavello,
prima che questi parta
all’avventura
per nuova inenarrabile
missione.
Il dio Schiavello dovrà
infatti andare
dalla vetta d’Olimpo sulla
terra,
non visto dai mortali, a
controllare
e protegger le azioni degli
umani
che a Basiano dovranno a fine
d’anno
raggiungere una meta
smisurata.
Ma purtroppo si aggira nei
dintorni
e tutto sente ma nessun la
vede
l’atra dea Concorrenza,
invisa a tutti,
che sempre il panico diffonde
e il male.
Nessuno l’ha invitata e lei
si adonta,
cova in suo cuor vendetta e
distruzione,
discende sulla terra e mette
in atto
un piano astuto, perfido e
malvagio.
Corre a Basiano ed entra
travestita
del sommo Manlio
nel ridente studio
così dicendo: “I tempi
sono duri,
caro Manlio, e la quota è un
obiettivo
che non sarà raggiunto per
tua colpa,
se non sei preparato ad
affrontarlo.
Il prode Ignazio è giovane e
focoso,
ma non è preparato a un tale
evento;
mandalo a Novedrate
ad istruirsi
così ritornerà con idee
nuove
e saprà organizzare alla
bisogna
le spedizioni per la fine
d’anno.”
Manlio parla a Vittorio
e questi a Ignazio.
Non sospettan l’inganno, e
il Distribution
vien privato di un baldo
difensore.
Non contenta di ciò, la
trista dea
procede nel suo piano
disgustoso.
Corre in Fabbrica lesta per
fornire
diverse e contrastanti
informazioni
su una macchina nuova da
produrre:
ad alcuni comunica i part
numbers,
ad altri il tipo macchina e
la serie,
così le spedizioni per
Basiano,
parte serializzate e un po’
a part numbers,
saranno differenti e
incontrollate.
Nel frattempo modifica i
sistemi
spostando il flag di
serializzazione
in modo tale che il VPDS
sia dal VPSC ben differente.
Arrivano alla fine le R/S;
in
parte son bloccate dal sistema
fornendo un pending strano e
smisurato,
in parte passano alla
spedizione
di Decos incomplete e
incontrollate.
Tutti chiamano allora
Baronchelli
per capire che cosa stia
accadendo,
Lui convoca l’I.S.
immantinente,
vien chiamato l’I M.
a controllare.
Maestroni conferma che i
sistemi
non possono sbagliare e son
perfetti.
Nessuno più sa cosa deve
fare.
Si cancellano gli ordini in
errore,
L’I.M. ripropone le R/S.
Intanto da Lanterna i
documenti
si accumulano e fanno
confusione.
Nessuno ormai sa più cosa è
partito,
cosa è completo o ancor da
completare.
Il sommo Manlio allor chiama
a rapporto
i massimi esponenti del
reparto
per saper come è andata la
questione,
i prodotti impattati ed i
problemi.
Domanda: “Quanto abbiamo da
spedire?”
Ad una voce tutti dicon: “Boh?”
Domanda. “Allora quanto
abbiamo spedito?”
E tutti ad una voce: “ Chi
lo sa?”
“Quanti sono i prodotti
interessati?”
Con ferma voce tutti esclaman:
“Mah?”
Per fortuna intervien Massimo
Grieco
che spiega finalmente la
questione:
“I numeri che so suonano
bene,
lo bolle cantano in altro
modo,
se i numeri suonassero più
bassi
si potrebbe pensar che abbiam
spedito
meno di come cantano le
bolle.”
Adesso tutto è chiaro come
il sole.
Al di là del suonare e del
cantare
tutti sono in silenzio,
afflitti e mesti;
nessun più sa che pesci ha
da pigliare.
Vittorio allor propone un
compromesso:
una tregua di ben cinque
minuti
per fare il punto della
situazione:
“Tra ben cinque minuti
voglio avere
un consuntivo fatto per
prodotto,
per modello, per feature, per
part number,
con l’evidenza della
spedizione,
voglio la data, l’ora ed il
minuto,
poi gli scarichi fatti dal
sistema
domani, posdomani e dopo
ancora,
divisi per cliente e
ubicazione.
Poi mi dovrete ancora
preparare….”
Ma tutti ormai sono di già
scappati,
orologio alla mano, a
ricercare
le quattro informazioni che
ha richiesto.
Chi controlla le bolle ad una
ad una,
chi interroga frenetico i
sistemi,
chi corre a magazzino a
conteggiare,
ma intanto il sommo Manlio
dovrà andare
tutto solo dal grande
Frangipane
a ripetere: “Boh?, mah?,
chi lo sa?”
Allora io dico, calmo e
fiducioso:
“Tutto sotto controllo”.
E questo è tutto.
La ripresa
Ignaro degli eventi, il dio
Schiavello
giunge alfine alla volta di
Basiano
e rapido realizza
l’accaduto.
Corre tosto ai ripari e mette
a punto
un piano di lavoro
organizzato.
Per prima cosa si camuffa e
indossa
di direttore di Filiale i
panni
e va dicendo in giro a tutti
quanti:
“Per quest’anno la quota
è superata.
Ho un cliente di Panama
straricco
con cui sto preparando un
grande affare,
diecimila P.C., quarantamila
video e stampanti da spedire
insieme,
ed è solo l’inizio. E’
una fortuna.”
Tanto gira la voce che
raggiunge
della dea Concorrenza i fieri
orecchi
e abbrividir la fa solo al
pensiero.
Ma la dea, che giammai
conosce resa,
si precipita a Panama a
sviare
il presunto Cliente
facoltoso.
Chiaramente era un trucco e
il dio Schiavello
riesce così alla fine a
liberare
gli uomini di Basiano dalle
insidie
della cattiva e perniciosa
dea.
Raggiunto l’obiettivo, il
dio Schiavello
corre tosto a parlare con
Vittorio:
“Caro Vittorio, dice, i
tuoi problemi
son giunti a soluzione ed il
periglio
è stato scongiurato e
allontanato.
Or fa quel che ti dico. Il
prode Ignazio
fa tosto ritornar da
Noverate,
io guiderò i suoi passi, e a
fine d’anno
arriderà il trionfo a tutti
voi.”
Resta Vittorio sbalordito e
assorto
ma seguir vuole del gran dio
il consiglio
e richiamar fa Ignazio
immantinente.
Il prode Ignazio non ammette
indugio,
indossa l’armatura ed il
cimiero
e sulla fuori serie smisurata
balza tosto focoso e
baldanzoso.
Mette in moto il motore al
primo colpo,
un nuvolo di polvere, uno
scatto,
e via di corsa in strada per
Basiano.
Trema la terra al suo
passaggio, il sole
fa scintillar dell’auto le
lamiere,
si piegano le piante in un
inchino.
Si chiudono i paesani n ella
case
e le saracinesche dei negozi
son chiuse dai padroni
spaventati.
Giunge alfine a Basiano. Le
campane
cominciano a suonare
forsennate
per annunciare il dì della
riscossa.
Sono aperti i cancelli a far
passare
l’enorme macchinone e il
fiero eroe,
una frenata, un cigolo, un
boato.
Ed eccolo, con passo fermo e
lesto,
marciare in direzione degli
uffici
e prima ancor di togliersi il
pastrano
raccoglie tutti quanti e dice
loro,
con fiera nobiltà:
“Qualifichiamo.”
Tutti cercano allor di
raccontare
come han vissuto quei funesti
giorni;
chi parla di tabelle, chi di
bolle,
chi parla ancor di
disallineamenti,
chi accusa gli altri uffici,
chi il destino,
chi fa proposte strane, chi
si arrende.
“Qualifichiamo”, dice
ancor l’eroe,
e intanto prende in grosso
pennarello
e sul flip chart comincia a
disegnare.
“Questo è il VPDS e questo
è il Decos,
qui
sono i build to plan, qui i build to order,
questo è l’AAS e questo è
il magazzino,
qui ci mettiamo un vendor da
piazzare….”
Il primo foglio è presto
riempito;
passa tosto al secondo, al
terzo, al quarto;
quando la scrivania non ha più
posto
li attacca con lo scotch sul
paravento.
Si forma intanto innanzi a
lui la fila
di coloro che vogliono
parlare.
Incomincia il discorso il
condottiero
degli arditi C.E.,
Meroni, e dice:
“Superbo Ignazio, non ho più
lavoro,
le linee sono vuote, i miei
guerrieri
non possono patir gli ozii di
Capua
altrimenti raffreddano il
vigore.
Quanti P.C saranno scaricati?
Non mi potresti almeno
anticipare
le previsioni di lavorazione
per oggi, ieri, e il giorno
precedente?”
Interviene Lanterna a
lamentarsi:
“Il C.E. non
produce, caro Ignazio,
e non consente a noi le
spedizioni;
d’accordo che le linee sono
vuote,
ma è mai possibil che senza
le parti
non sian capaci di produrre
niente?”
Gambirasio sostiene allor la
tesi
che non può evader nella
mattinata
le richieste ottenute al
pomeriggio;
Baronchelli lamenta che le
stampe
son troppo lunghe e troppo
ritardate.
“Qualifichiamo”, e
Ignazio immantinente
si reca al magazzino per
vedere
come va realmente la
questione.
Organizza commesse, cambia i
flussi,
a tutti assegna compiti e
mansioni,
ciascuno deve agire e
controllare,
tutti corrono insieme
all’impazzata.
Allora io dico calmo e
fiducioso:
“Tutto sotto controllo”.
E questo è tutto.
La volata finale
Grande concitazione alla
vigilia
dell’ultima battaglia
dell’annata.
Il dio Schiavello e il padre
Mannozzione
si appostano non visti a
vigilare
e a reggere le sorti della
guerra.
Intanto tra le mura di
Basiano
si preparano tutti al gran
cimento;
gli eserciti schierati alla
bisogna,
i comandanti in abito
d’assalto,
l’armi lustrate, gli elmi
scintillanti.
Inizia la rassegna; i
maggiorenti
son venuti a veder la
situazione.
C’è il sommo Manlio in
prima fila, fiero
le sue truppe a mostrar forti
e gagliarde,
segue il superbo Montresorre,
attento
che non vi siano brecce o
fenditure,
né può mancare in tale dì
solenne
il magnifico immenso
Frangipane,
imperator sui mari e sulle
terre,
che tutto sa, che tutto vede
e regge
dal suo gemmato scintillante
soglio.
E la sfilata ha inizio. E’
di Vittorio
l’onor di presentare i
condottieri.
Ci sono Ignazio e il pio
Clemente in primis,
poi segue Centinara e il mite
Chiesa;
Orlando la roulotte ha
tralasciato
per combattere a fianco ai
suoi colleghi;
poi c’è Antonio Fiorin,
che ha abbandonato,
novello Cincinnato, il
campicello,
ha lasciato la vanga ed il
tridente,
l’abito agreste ha posto in
un cantuccio
per riprender la lorica e
l’usbergo
ed il brando impugnar per la
sua patria.
Né in mezzo a tanti sì
famosi eroi
posson mancare Grieco e
Baronchelli,
di vendetta bramosi e
d’alti onori,
e dietro a lor Lanterna
fremebondo
la fida bicicletta al morso
tiene
pronto a lanciarla contro gli
avversari.
Perfino il Santo Papa
oggi è presente,
non quel del Vaticano, ma il
solenne
coordinatore degli aurighi
alati
unitamente all’altro
condottiero,
prode Adriano
dalla lunga chioma
in cui s’intrecciano del
sole i rai.
Il momento è solenne,
Frangipane
benedice le truppe e gli
armamenti;
suonan le trombe
all’arrembaggio e i prodi
lesti si muovon dalle
barricate
e corrono dei bilici
all’assalto.
La battaglia si sposta di
continuo
dai magazzini alla ribalta,
ai camion;
i muletti che corrono
sfrenati,
le casse si preparano
all’istante,
l’High Bay che scarica in
continuazione,
il C.E. che lavora senza
posa,
i turni di lavoro continuati.
Nel gran frastuono perdonsi
le voci,
per farsi udire gridan tutti
quanti,
ma tra le tante voci una ne
emerge,
è quella del potente
Gambirasio:
“Contate, ricontate, non
potete
metter sul camion tutte
quelle casse
senza averle spuntate ad una
ad una.
Cosa dite? Le bolle son già
fatte?
Ma le bolle son quelle della
Sada
E state caricando Rasimelli!”
Allora io cerco invano di
spiegare
Che qui non conta Sada o
Rasimeli,
ma quel bilico pieno e
straripante
è un servizio specifico che
porta,
per consegna in giornata,
pochi colli
destinati a Milano, a Bari, a
Roma,
a Napoli, a Palermo , e non
so dove,
ma necessariamente pria di
sera.
In mezzo a tutta quella
confusione
Vittorio fa notar timidamente
con un soave effluvio della
voce:
“ Al fine di … mi preme
ricordare,
anche se non è scritto nei
manuali,
oltre alle cose necessarie
per ….,
sarebbe meglio usare sempre i
guanti;
raccomando di usar le
precauzioni
di security e safety
previste.”
Il sommo Manlio vuole allor
sapere
quanto è stato spedito a
quel momento.
“Spedito tutto”, tuona
allor Lanterna,
“Spedito niente”, gli
risponde Grieco,
e il sommo Manlio, pago e
soddisfatto,
torna nel regio studio a
domandarsi
quanto abbiamo spedito
veramente.
Ma la battaglia avanza senza
posa,
i camion come arrivan son
respinti
completamente carichi di
casse,
la stampa delle bolle è
continuata
e le stampanti sudan per lo
sforzo.
Ad ogni giorno cala
l’arretrato.
I magazzini, prima
straripanti,
si svuotan sempre più di
giorno in giorno.
I comandanti, esperti del
mestiere,
non lasciano un istante a
cedimenti
sapendo bene che saria
fatale.
Gambirasio non smette di
gridare,
il prode Ignazio corre di
continuo
a controllar tutte le
operazioni,
Vittorio fa il conteggio dei
minuti.
Alfin si giunge all’ora
decisiva,
l’ultimo camion viene
caricato,
anche l’ultima BAM viene
stampata.
Il dio Schiavello e il padre
Mannozzione
Ripartono felici per
l’Olimpo
che’ la loro missione è
terminata.
Intanto il sommo Manlio ha
organizzato
un gran rinfresco di
festeggiamenti
nella mensa allo scopo
preparata.
Ci sono tutti, stanchi ma
felici,
e il grande Montresorre è
soddisfatto.
Così son paghi i voti di
colui
che il nostro mondo regge dal
suo soglio,
colui che guarda e vigila e
comanda,
che tutto sa, che tutto può,
presente
con gran magnificenza
dappertutto:
il grande imperatore
Frangipane.
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