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INDICE   UMBERTO GARIBOLDI

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 1985  BASIANEIDE

 

 

BASIANEIDE

 

ovvero

 

le avventure del prode Ignazio[1] e del pio Clemente[2]

a fine anno 1985


Invocazione alla musa

 

 

 

Accorri, o Musa, al mio richiamo, e lascia

i verdi prati d’Ellade fioriti;

soccorri il tuo poeta, a terra scendi

e guida la mia penna anco una volta

a descrivere i fatti e le avventure

che avvennero a Basiano a fine d’anno,

allor che il prode Ignazio e il pio Clemente

lottaron, fianco a fianco, per spedire

migliaia di prodotti, né curaro

l’ora del giorno o pure della notte,

ma tanto si batteron da oscurare

la memoria che rese sì famoso

Ercole il grande per le sue fatiche.

Ma che? Tu torci il naso e abbrividisci?

Che cosa non ti piace di Basiano?

E’ un paesino semplice e tranquillo!

Certo, non è il Parnaso: Qui non vedi

le ninfe volteggiare sovra un rivo

né Pan l’eterno, ma non puoi pensare

che il mondo sia soltanto il tuo Elicona!

Certo qui non ritrovi aure odorate

d’ambrosia e nettare trasfusi insieme,

né Artemide s’aggira in questi lidi

a caccia di cerbiatti impauriti,

né tanto meno Apollo musagete

si annida in questi luoghi ad allietare

l’aere superna al suon della sua cetra.

Il mondo cambia e tu devi adeguare

Le tue candide orecchie ad altri suoni,

al clacson dei veicoli chiassosi,

al rombo dei motori ed alle grida

ed alle imprecazioni dei pedoni.

Non è poi così brutto, ma è soltanto

question di abituarsi. Non lo credi?

Macchè! Tu scuoti il capo esterrefatta.

Forse ho capito; è quella costruzione,

poco fuori il paese, che ti affligge?

Certo tu hai visto nascere Agrigento,

hai visto il Partenone, il tempio a Giove,

le sette meraviglie del passato,

e non puoi concepir l’arte moderna,

e questa strana casa non ti piace.

Non devi far così. Guardala bene.

E’ fatta tutta a strisce orizzontali

che sembra un tabulato. Cosa dici?

Ai tuoi tempi non c’era? Ah, sì, lo credo;

ma se vuoi starmi appresso questa volta

dovrai sentir parlare di stampanti,

di personal computers, di accessori,

di merge, customization, pick selection

e tante cose strane che Vulcano,

degli dei l’ingegnere, non saprebbe

né cosa sono né di che son fatte,

tanto meno a che servono. Che fai?

Con le leggiadre dita tappi il naso?

Ah, sì, ho capito, sono gli autocarri

che con l’odore della loro nafta

raggiungon le tue nari ad altro avvezze.

Lo devi sopportar. Che ci vuoi fare?

Del resto ti assicuro che qui dentro

potrai trovare ancor da divertirti.

Qui trova vita il Milite di Plauto,

è tutto una commedia, una burletta,

come del resto è il mondo di oggigiorno.

Aiace Telamonio, il furbo Ulisse,

Teseo l’audace e il fiero Menelao

riguardano un passato ormai sepolto.

Oggi non ci son più nel mondo intero,

e nemmeno a Basiano. Certo è vero,

c’è un Achille Lanterna, ma non devi

dal nome trarre inganno, non è certo

l’Achille piè veloce che conosci.

Quello correva a piedi, senza posa,

per tutto l’ampio suolo della Grecia;

questo va in bicicletta, avanti e indietro

dal magazzino alla ribalta, e ancora

dalla ribalta al magazzino indietro.

C’è perfino un Orlando[3], ma non certo

il prode paladino che conosci.

Quello correva impavido a cavallo,

la spada sguainata, l’elmo in testa,

la lorica smagliante sotto il sole;

questo percorre tutte le autostrade

la sua roulotte trainando dappertutto,

incurante del sole o pur del gelo,

delle nebbie invernali o della neve,

del traffico d’agosto e delle code,

sempre intense ai caselli autostradali.

Vedo che sto riuscendo a incuriosirti,

che il mio mondo comincia a interessarti.

Frena dunque gli indugi e scendi meco

Di Basiano nel vortice infernale.

Vedrai le gesta dei moderni eroi,

conoscerai d’Ignazio e di Clemente

le lotte e le vittorie contro il tempo,

sempre nemico a fine d’anno, e ancora

Vittorio[4] vittorioso, il sommo Manlio[5],

Giuseppe il Montresorre[6] incontrerai,

tutti impegnati e uniti in un sol grido,

in uno sforzo unanime legati:

“Spedire, spedirem, spedir bisogna”,

questo è il comando e questo l’obiettivo,

uno per tutti e tutti insiem per uno,

perché sian paghi i voti di colui

che il nostro mondo regge dal suo soglio,

colui che guarda e vigila e comanda,

che tutto sa, che tutto può, presente

con gran magnificenza dappertutto:

il grande imperatore Frangipane.


Il trasloco

 

 

 

Settembre, andiamo, è tempo di migrare.

Come i pastori vanno verso il mare

e volano le rondini lontano,

così, a fine settembre, gran fermento

annuncia il lungo viaggio da Settala

che porterà i P.C. fino a Basiano.

Mai si vide cotanto movimento

nei queti magazzini della Borghi.

Gente che va, che viene, che controlla,

che chiede, che soppesa, che mugugna.

Visi mai visti prima, altri già noti.

Tutti voglion vedere, organizzare.

Alto riecheggia il grido di Lanterna:

“Occorre che un bancale sia omogeneo,

tutti i part numbers in pacchetti uguali,

numeri scritti fuori in evidenza.

Ma insomma, non si sanno organizzare!

Un magazzino è tutto un’altra cosa.

Quando sarà a Basiano, allor vedremo,

va tutto in Alta Baia[7], poi il retrieval,

il case unpack e via senza problemi,

è già tutto sul camion, bello e pronto.

Son cose tanto semplici a capire:

by definition, tutto è già partito!”

Ecco arrivare tosto Gambirasio:

“I camion devon essere puntuali

a un’ora di distanza uno dall’altro,

bisogna organizzarsi a perfezione.

Appena arriva un bilico, la conta,

poi tutto in magazzino senza indugio.

Niente voglio in ribalta, sia ben chiaro!”

Di Piazza avanti e indietro fa la spola

tra Basiano e Settala e viceversa

con la sua smisurata fuori serie.

Ogni tanto si ferma a controllare:

“ Se non bastan sei bilici, bisogna,

tra virgolette[8], metterne degli altri,

sempre tra virgolette, e se non basta

il venerdì a spostare tutto quanto

occorrerà finire le consegne,

tra virgolette, il sabato mattina.”

Baronchelli, da vecchio del mestiere,

non si stanca di dire a tutti quanti:

“Ci vuole un inventario del trasloco,

bisogna conteggiar tutti gli arrivi,

contrassegnare i colli già spuntati.

Senza inventario non accetto niente!”

Ed ecco finalmente il grande giorno.

A Basiano c’è grande agitazione.

Come fuor dalla sala di travaglio

i candidati padri van nervosi,

avanti e indietro, misurando i passi,

sigarette fumando a più non posso,

l’orecchio teso e vigile a sentire

i primi gemiti dei figlioletti,

e credon riconoscer dai vagiti

quale è nato per primo e di che sesso,

e già gli costruiscono il futuro,

la scuola, il matrimonio ed il lavoro,

così a Basiano tutti sembran padri,

tutti in attesa del sognato evento.

Ma il P.C. non si vede. Che è successo?

Centinara ogni tanto va a vedere

se per caso si vede in lontananza

la sagoma di un camion. Poi si volge

con sguardo sconsolato alla ribalta.

Come è lunga l’attesa! In questo giorno

sembra che il tempo abbia arrestato il corso.

Ma no! Si vede qualche cosa, forse

quel nuvolo di polvere lontano

potrebbe segnalare il primo arrivo.

Gambirasio dispone le persone:

“Due per lo scarico in ribalta, quattro

nell’isola di mezzo. Prima cosa

il conteggio dei pallets, poi si sposta

tutto il carico verso il magazzino.”

Il bilico è accostato, già i muletti

entran nel camion, scaricano i colli.

Sembran migliaia e non finiscon mai.

Finito il primo camion, già il secondo

s’appressa ad attraccare e scaricare.

Timidamente Chiesa fa notare

che i carichi han da stare separati

per poter controllare con le bolle

la correttezza delle spedizioni.

Non c’è tempo per questo. Scaricare,

rimandare il Vettore e trasportare

tutti gli arrivi fino al magazzino.

Nel magazzino C ferve frattanto

un tentativo di conciliazione.

Baronchelli ha trovato nel frattempo

un vecchio rotolo di etichettine:

“Sia messa un’etichetta bene in vista

sui bancali che avete controllato,

altrimenti si contano due volte

gli stessi colli. Attenti! No, che fate,

quella merce è in partenza!” Le etichette

son messe dappertutto ed il conteggio

procede senza posa e senza errori.

I cavetti son tanti: ce ne sono

tre a destra, due a sinistra, e fanno cinque,

in mezzo ce ne son talmente tanti

che saran diecimila, ed in totale

fan diecimila e cinque, senza fallo,

questo è un conto preciso. Le tastiere,

ce ne son circa ottanta, per bancale,

se i bancali son centoventisette,

faranno diecimila, il dado è tratto.

Dopo una conta sì precisa, è chiaro

che non occorre riconciliazione.

Lanterna dice: “Il fisico ha ragione.

Se ci son divergenze d’inventario

saranno errori fatti da Settala

o il carico a sistema[9] un po’ impreciso.

Né deve preoccupare se il conteggio

ci porta a risultati decimali.

Ci son duemila e tre, virgola quattro

stampanti? E ben che conta? Si arrotonda,

si fa duemila e quattro e tutto è a posto.

Ed eccoci alla fine del travaglio,

il magazzino è pronto e può partire.

Quando scaricheranno le richieste

non ci saran problemi di alcun tipo:

i part numbers ci sono, sarà solo

questione di trovarli, e tutto è fatto.”

Allora io dico, calmo e fiducioso:

“Tutto sotto controllo”. E questo è tutto.


Il fattaccio

 

 

 

C’è grande attesa sull’Olimpo, i numi

son tutti convocati ad un banchetto.

Oggi è gran festa per gli eterni dei;

ci sono tutti, belli ed eleganti:

c’è Montresino[10], l’ospite d’onore,

c’è Faellicchio[11], ai pranzi ognor presente,

la bella Rissoncella[12], Belicchiuccio[13],

e tanti, tanti, che non potrei dire

il nome di ciascun degli invitati.

Nessuno ha resistito all’alto invito

mandato dal dio padre Mannozzione[14]

che presentar vuol oggi ufficialmente

il figlio prediletto, il dio Schiavello[15],

prima che questi parta all’avventura

per nuova inenarrabile missione.

Il dio Schiavello dovrà infatti andare

dalla vetta d’Olimpo sulla terra,

non visto dai mortali, a controllare

e protegger le azioni degli umani

che a Basiano dovranno a fine d’anno

raggiungere una meta smisurata.

Ma purtroppo si aggira nei dintorni

e tutto sente ma nessun la vede

l’atra dea Concorrenza, invisa a tutti,

che sempre il panico diffonde e il male.

Nessuno l’ha invitata e lei si adonta,

cova in suo cuor vendetta e distruzione,

discende sulla terra e mette in atto

un piano astuto, perfido e malvagio.

Corre a Basiano ed entra travestita

del sommo Manlio[16] nel ridente studio

così dicendo: “I tempi sono duri,

caro Manlio, e la quota è un obiettivo

che non sarà raggiunto per tua colpa,

se non sei preparato ad affrontarlo.

Il prode Ignazio è giovane e focoso,

ma non è preparato a un tale evento;

mandalo a Novedrate[17] ad istruirsi

così ritornerà con idee nuove

e saprà organizzare alla bisogna

le spedizioni per la fine d’anno.”

Manlio parla a Vittorio[18] e questi a Ignazio.

Non sospettan l’inganno, e il Distribution

vien privato di un baldo difensore.

Non contenta di ciò, la trista dea

procede nel suo piano disgustoso.

Corre in Fabbrica lesta per fornire

diverse e contrastanti informazioni

su una macchina nuova da produrre:

ad alcuni comunica i part numbers,

ad altri il tipo macchina e la serie,

così le spedizioni per Basiano,

parte serializzate e un po’ a part numbers,

saranno differenti e incontrollate.

Nel frattempo modifica i sistemi

spostando il flag di serializzazione

in modo tale che il VPDS[19]

sia dal VPSC ben differente.

Arrivano alla fine le R/S;

in  parte son bloccate dal sistema

fornendo un pending strano e smisurato,

in parte passano alla spedizione

di Decos incomplete e incontrollate.

Tutti chiamano allora Baronchelli

per capire che cosa stia accadendo,

Lui convoca l’I.S.[20] immantinente,

vien chiamato l’I M.[21] a controllare.

Maestroni conferma che i sistemi

non possono sbagliare e son perfetti.

Nessuno più sa cosa deve fare.

Si cancellano gli ordini in errore,

L’I.M. ripropone le R/S.

Intanto da Lanterna i documenti

si accumulano e fanno confusione.

Nessuno ormai sa più cosa è partito,

cosa è completo o ancor da completare.

Il sommo Manlio allor chiama a rapporto

i massimi esponenti del reparto

per saper come è andata la questione,

i prodotti impattati ed i problemi.

Domanda: “Quanto abbiamo da spedire?”

Ad una voce tutti dicon: “Boh?”

Domanda. “Allora quanto abbiamo spedito?”

E tutti ad una voce: “ Chi lo sa?”

“Quanti sono i prodotti interessati?”

Con ferma voce tutti esclaman: “Mah?”

Per fortuna intervien Massimo Grieco

che spiega finalmente la questione:

“I numeri che so suonano bene,

lo bolle cantano in altro modo,

se i numeri suonassero più bassi

si potrebbe pensar che abbiam spedito

meno di come cantano le bolle.”

Adesso tutto è chiaro come il sole.

Al di là del suonare e del cantare

tutti sono in silenzio, afflitti e mesti;

nessun più sa che pesci ha da pigliare.

Vittorio allor propone un compromesso:

una tregua di ben cinque minuti

per fare il punto della situazione:

“Tra ben cinque minuti voglio avere

un consuntivo fatto per prodotto,

per modello, per feature, per part number,

con l’evidenza della spedizione,

voglio la data, l’ora ed il minuto,

poi gli scarichi fatti dal sistema

domani, posdomani e dopo ancora,

divisi per cliente e ubicazione.

Poi mi dovrete ancora preparare….”

Ma tutti ormai sono di già scappati,

orologio alla mano, a ricercare

le quattro informazioni che ha richiesto.

Chi controlla le bolle ad una ad una,

chi interroga frenetico i sistemi,

chi corre a magazzino a conteggiare,

ma intanto il sommo Manlio dovrà andare

tutto solo dal grande Frangipane

a ripetere: “Boh?, mah?, chi lo sa?”

Allora io dico, calmo e fiducioso:

“Tutto sotto controllo”. E questo è tutto.


La ripresa

 

 

 

Ignaro degli eventi, il dio Schiavello

giunge alfine alla volta di Basiano

e rapido realizza l’accaduto.

Corre tosto ai ripari e mette a punto

un piano di lavoro organizzato.

Per prima cosa si camuffa e indossa

di direttore di Filiale i panni

e va dicendo in giro a tutti quanti:

“Per quest’anno la quota è superata.

Ho un cliente di Panama straricco

con cui sto preparando un grande affare,

diecimila P.C., quarantamila

video e stampanti da spedire insieme,

ed è solo l’inizio. E’ una fortuna.”

Tanto gira la voce che raggiunge

della dea Concorrenza i fieri orecchi

e abbrividir la fa solo al pensiero.

Ma la dea, che giammai conosce resa,

si precipita a Panama a sviare

il presunto Cliente facoltoso.

Chiaramente era un trucco e il dio Schiavello

riesce così alla fine a liberare

gli uomini di Basiano dalle insidie

della cattiva e perniciosa dea.

Raggiunto l’obiettivo, il dio Schiavello

corre tosto a parlare con Vittorio:

“Caro Vittorio, dice, i tuoi problemi

son giunti a soluzione ed il periglio

è stato scongiurato e allontanato.

Or fa quel che ti dico. Il prode Ignazio

fa tosto ritornar da Noverate,

io guiderò i suoi passi, e a fine d’anno

arriderà il trionfo a tutti voi.”

Resta Vittorio sbalordito e assorto

ma seguir vuole del gran dio il consiglio

e richiamar fa Ignazio immantinente.

Il prode Ignazio non ammette indugio,

indossa l’armatura ed il cimiero

e sulla fuori serie smisurata

balza tosto focoso e baldanzoso.

Mette in moto il motore al primo colpo,

un nuvolo di polvere, uno scatto,

e via di corsa in strada per Basiano.

Trema la terra al suo passaggio, il sole

fa scintillar dell’auto le lamiere,

si piegano le piante in un inchino.

Si chiudono i paesani n ella case

e le saracinesche dei negozi

son chiuse dai padroni spaventati.

Giunge alfine a Basiano. Le campane

cominciano a suonare forsennate

per annunciare il dì della riscossa.

Sono aperti i cancelli a far passare

l’enorme macchinone e il fiero eroe,

una frenata, un cigolo, un boato.

Ed eccolo, con passo fermo e lesto,

marciare in direzione degli uffici

e prima ancor di togliersi il pastrano

raccoglie tutti quanti e dice loro,

con fiera nobiltà: “Qualifichiamo[22].”

Tutti cercano allor di raccontare

come han vissuto quei funesti giorni;

chi parla di tabelle, chi di bolle,

chi parla ancor di disallineamenti,

chi accusa gli altri uffici, chi il destino,

chi fa proposte strane, chi si arrende.

“Qualifichiamo”, dice ancor l’eroe,

e intanto prende in grosso pennarello

e sul flip chart comincia a disegnare.

“Questo è il VPDS e questo è il Decos,

qui sono i build to plan, qui i build to order,

questo è l’AAS e questo è il magazzino,

qui ci mettiamo un vendor da piazzare….”

Il primo foglio è presto riempito;

passa tosto al secondo, al terzo, al quarto;

quando la scrivania non ha più posto

li attacca con lo scotch sul paravento.

Si forma intanto innanzi a lui la fila

di coloro che vogliono parlare.

Incomincia il discorso il condottiero

degli arditi C.E.[23], Meroni, e dice:

“Superbo Ignazio, non ho più lavoro,

le linee sono vuote, i miei guerrieri

non possono patir gli ozii di Capua

altrimenti raffreddano il vigore.

Quanti P.C saranno scaricati?

Non mi potresti almeno anticipare

le previsioni di lavorazione

per oggi, ieri, e il giorno precedente?”

Interviene Lanterna a lamentarsi:

“Il C.E. non  produce, caro Ignazio,

e non consente a noi le spedizioni;

d’accordo che le linee sono vuote,

ma è mai possibil che senza le parti

non sian capaci di produrre niente?”

Gambirasio sostiene allor la tesi

che non può evader nella mattinata

le richieste ottenute al pomeriggio;

Baronchelli lamenta che le stampe

son troppo lunghe e troppo ritardate.

“Qualifichiamo”, e Ignazio immantinente

si reca al magazzino per vedere

come va realmente la questione.

Organizza commesse, cambia i flussi,

a tutti assegna compiti e mansioni,

ciascuno deve agire e controllare,

tutti corrono insieme all’impazzata.

Allora io dico calmo e fiducioso:

“Tutto sotto controllo”. E questo è tutto.


La volata finale

 

 

 

Grande concitazione alla vigilia

dell’ultima battaglia dell’annata.

Il dio Schiavello e il padre Mannozzione

si appostano non visti a vigilare

e a reggere le sorti della guerra.

Intanto tra le mura di Basiano

si preparano tutti al gran cimento;

gli eserciti schierati alla bisogna,

i comandanti in abito d’assalto,

l’armi lustrate, gli elmi scintillanti.

Inizia la rassegna; i maggiorenti

son venuti a veder la situazione.

C’è il sommo Manlio in prima fila, fiero

le sue truppe a mostrar forti e gagliarde,

segue il superbo Montresorre, attento

che non vi siano brecce o fenditure,

né può mancare in tale dì solenne

il magnifico immenso Frangipane,

imperator sui mari e sulle terre,

che tutto sa, che tutto vede e regge

dal suo gemmato scintillante soglio.

E la sfilata ha inizio. E’ di Vittorio

l’onor di presentare i condottieri.

Ci sono Ignazio e il pio Clemente in primis,

poi segue Centinara e il mite Chiesa;

Orlando la roulotte ha tralasciato

per combattere a fianco ai suoi colleghi;

poi c’è Antonio Fiorin, che ha abbandonato,

novello Cincinnato, il campicello,

ha lasciato la vanga ed il tridente,

l’abito agreste ha posto in un cantuccio

per riprender la lorica e l’usbergo

ed il brando impugnar per la sua patria.

Né in mezzo a tanti sì famosi eroi

posson mancare Grieco e Baronchelli,

di vendetta bramosi e d’alti onori,

e dietro a lor Lanterna fremebondo

la fida bicicletta al morso tiene

pronto a lanciarla contro gli avversari.

Perfino il Santo Papa[24] oggi è presente,

non quel del Vaticano, ma il solenne

coordinatore degli aurighi alati

unitamente all’altro condottiero,

prode Adriano[25] dalla lunga chioma

in cui s’intrecciano del sole i rai.

Il momento è solenne, Frangipane

benedice le truppe e gli armamenti;

suonan le trombe all’arrembaggio e i prodi

lesti si muovon dalle barricate

e corrono dei bilici all’assalto.

La battaglia si sposta di continuo

dai magazzini alla ribalta, ai camion;

i muletti che corrono sfrenati,

le casse si preparano all’istante,

l’High Bay che scarica in continuazione,

il C.E. che lavora senza posa,

i turni di lavoro continuati.

Nel gran frastuono perdonsi le voci,

per farsi udire gridan tutti quanti,

ma tra le tante voci una ne emerge,

è quella del potente Gambirasio:

“Contate, ricontate, non potete

metter sul camion tutte quelle casse

senza averle spuntate ad una ad una.

Cosa dite? Le bolle son già fatte?

Ma le bolle son quelle della Sada

E state caricando Rasimelli!”

Allora io cerco invano di spiegare

Che qui non conta Sada o Rasimeli,

ma quel bilico pieno e straripante

è un servizio specifico che porta,

per consegna in giornata, pochi colli

destinati a Milano, a Bari, a Roma,

a Napoli, a Palermo , e non so dove,

ma necessariamente pria di sera.

In mezzo a tutta quella confusione

Vittorio fa notar timidamente

con un soave effluvio della voce:

“ Al fine di … mi preme ricordare,

anche se non è scritto nei manuali,

oltre alle cose necessarie per ….,

sarebbe meglio usare sempre i guanti;

raccomando di usar le precauzioni

di security e safety previste.”

Il sommo Manlio vuole allor sapere

quanto è stato spedito a quel momento.

“Spedito tutto”, tuona allor Lanterna,

“Spedito niente”, gli risponde Grieco,

e il sommo Manlio, pago e soddisfatto,

torna nel regio studio a domandarsi

quanto abbiamo spedito veramente.

Ma la battaglia avanza senza posa,

i camion come arrivan son respinti

completamente carichi di casse,

la stampa delle bolle è continuata

e le stampanti sudan per lo sforzo.

Ad ogni giorno cala l’arretrato.

I magazzini, prima straripanti,

si svuotan sempre più di giorno in giorno.

I comandanti, esperti del mestiere,

non lasciano un istante a cedimenti

sapendo bene che saria fatale.

Gambirasio non smette di gridare,

il prode Ignazio corre di continuo

a controllar tutte le operazioni,

Vittorio fa il conteggio dei minuti.

Alfin si giunge all’ora decisiva,

l’ultimo camion viene caricato,

anche l’ultima BAM viene stampata.

Il dio Schiavello e il padre Mannozzione

Ripartono felici per l’Olimpo

che’ la loro missione è terminata.

Intanto il sommo Manlio ha organizzato

un gran rinfresco di festeggiamenti

nella mensa allo scopo preparata.

Ci sono tutti, stanchi ma felici,

e il grande Montresorre è soddisfatto.

Così son paghi i voti di colui

che il nostro mondo regge dal suo soglio,

colui che guarda e vigila e comanda,

che tutto sa, che tutto può, presente

con gran magnificenza dappertutto:

il grande imperatore Frangipane.



[1] Ignazio Di Piazza

[2] Clemente Gambirasio

[3] Pasquale Orlando

[4] Vittorio Schiavi

[5] Manlio Mannozzi

[6] Giuseppe Montresor

[7] Italianizzazione di High Bay, nome del magazzino sopraelevato

[8] Era il suo intercalare usuale

[9] Il sistema informatico

[10] Controparte divina di Montresor

[11] Controparte divina di Faella

[12] Controparte divina della Rissone

[13] Controparte divina di Bellicchi

[14] Controparte divina di Mannozzi

[15] Controparte divina di Schiavi

[16] Manlio Mannozzi

[17] Il centro di istruzione della IBM Italia

[18] Vittorio Schiavi

[19] VPDS, VPSC e DECOS sono applicazioni di spedizione delle R/S (Richieste di spedizione)

[20] Information System

[21] Inventory Management

[22] Altra sua espressione tipica

[23] Customer Engineers (settore tecnico)

[24] Personaggio che ha nome Santo e cognome Papa

[25] Adriano Brambilla, completamente privo di capelli