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INDICE   UMBERTO GARIBOLDI

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 1963 ALLA DORA BALTEA

 

O Dora, madre di natanti ondine,

che corri frettolosa al verde piano,

e sol nel grande Po concedi fine

al corso tuo continuo benché vano,

 

dimmi se fia e pur quando cesserai

di correr sì veemente ed impetuosa

da que’ bei monti ove pur io t’amai

al fiume che t’accoglie alma e spumosa.

 

Risposemi colei: “Di certo vano

giammai non fia se all’uomo pur nocesse

l’andare mio dalla montagna al piano,

chè a me l’onda recargli Iddio concesse.

 

Per il mio scorrer, rapido e impetuoso,

gira la ruota de’ vostri molini;

i vostri armenti, prima del riposo,

trovano in me lor acque e loro vini”.

 

Ma non ti stanca questa tua fatica

perenne, senza tregua, senza sosta?

A te di certo non è mano amica

che tale sì crudele un dì t’ha imposta!

 

“Che mai favelli, misero mortale?

Dio stesso me la diede ed io la bramo.

Cosa mortal non son livida e frale

ma diva ancor fra tanti divi ch’amo.

 

A’ tuoi pari ritorna! Io, finchè il mondo

vivrà, tra questi massi il lesto piede

muoverò dalla vetta sino al fondo,

con passo tal che indietro unqua non riede”.

 

E fuggì via, veloce e frettolosa,

né più n’intesi il favellar sublime;

più non nvid’io la sua onda spumosa

ma sol de’ monti le divine cime.