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1970
PER LA FINE DEL CORSO DI ELETTROTECNICA ENUTO DAL CHIARISSIMO
PROFESSOR GAMBALONGA GENNAIO 1970
Hai vinto, Gambalonga, i tuoi
pupilli
raggiunsero il traguardo
sospirato,
e, sotto la tua guida, hanno
imparato
i segreti dell’elettricità.
Mi sembra di vederti,
professore,
disegnare circuiti e
resistenze,
calcolare tensioni ed
impedenze,
con sicurezza, slancio e
autorità.
E vedo là, seduto su due
sedie,
il grande Zaghi che
t’ascolta attento,
movendo il capo suo, solenne
e lento,
quasi approvando ciò che
dici tu.
Ecco Turazzi che, scuotendo
forte
il nero sopracciglio,
disapprova,
non si sa bene che. Forse si
trova
un po’ a disagio a far lo
studentel.
Ecco Goi che fa finta di
dormire
e invece dorme proprio,,
mentre Maggio
si tien nascosto al
luccicante raggio
che balenan gli occhiali,
tutti d’or.
Più diligenti son Monga e
Ruggeri,
che già ne sanno, o credon
di sapere,
e, se tu non sai bene il tuo
mestiere,
ti mettono nel sacco,
professor.
Non correre così! Guarda,
Baroni
non ha capito quello che hai
spiegato
e chiede aiuto a Melzi che,
impacciato,
gli dice: “Neppur io capito
l’ho”.
Comunque, senza dubbio il più
carino
resta sempre Longoni, col suo
fare
candido, col suo modo di
guardare
trasognato ed attento tutt’insiem.
Mentre il più serio è
Monti, che somiglia
quei vecchi nobili del
settecento;
piccolo il passo, altero il
portamento,
rustico e dolce il nobile
parlar.
Restano due esemplari
d’eccezione:
il primo è Cerri, il prode
tiratore,
l’altro è Micconi, gran
conquistatore,
delle fanciulle fiero
seduttor.
Che bella classe! Bravo,
professore!
Dove li hai scelti? Sono i
volontari
che partiron, feroci e
sanguinari,
il paese di “Mai” a
conquistar?
Ma basta coi dolori,
cancelliamo
tutti i ricordi tristi del
passato,
tanto oramai quello che è
stato è stato.
Bevi, Rosmunda, e più non ci
pemsar!
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