MEDIAMARES.it

home page

 

 

INDICE   UMBERTO GARIBOLDI

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 1963 A GENOVA

 

Fiorente repubblica un tempo,

scorrevi sull’acque contese,

le vele eran tutte protese

al soffio d’un vento aitator.

 

Hai visto in tuo seno fiorire

intrepidi lupi di mare,

hai visto entro te germogliare

il fiore dell’italo onor.

 

Ricordi i fratelli Vivaldi?

Che uomini! Che marinari!

Viaggiaron tant’anni sui mari

in cerca d’ignoto destin.

 

Ricordi il tuo grande Colombo?

Un uono d’ingegno e d’ardire;

in mare rischiò di morire:

morì in una tetra prigion.

 

Ricordi Balilla? Ricordi Mazzini?

Morir con l’Italia nel cuore;

morirono sol per l’amore

di vivere in libero suol.

 

Ricordi quel giorno di maggio?

Salparon da te mille arditi;

miravano a sogni proibiti.

Riusciron. L’Italia si fe’.

 

Ed or che l’Italia s’è fatta,

che i più valorosi son morti,

si sono cambiate le sorti

e Genova il trono perdè;

 

ma forte e orgogliosa risorge

tra il mare ed i monti ridenti,

l’invidia di tutte le genti

ben presto senz’altro sarà

 

Salite, discese, crocicchi,

un traffico senza confronto;

il porto ad accogliere è pronto

le navi di molte nazion.

 

Che allegra visione di fronde!

Che monti, che boschi, che prati!

Bellezze che ispirano i vati

a scrivere e scrivere ancor;

 

bellezze che attiran pittori

col verde di selve ridenti,

bellezze che allettan le menti

di quei che a vedere le van.

 

O Genova, il mar che ti bacia

ha visto le gesta dei grandi;

su lui fiduciosa tu spandi

i lupi che ancora ti son.

 

O genti straniere, venite,

mirate quest’acque profonde,

udite stormir queste fronde

poi dite se bella non è

 

la terra dei lupi di mare,

degli uomini senza pavore,

la reggia di pianto e d’amore,

l’approdo d’ogni esule cor.