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INDICE   UMBERTO GARIBOLDI

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 1966 L'INFINITO

 

Ricordo ancora il vecchio professore

quando, col bianco gesso, disegnava

sulla nera lavagna, con ardore,

i triangoli e i cerchi, e c’insegnava

 

che il punto è un ente senza dimensione,

che la retta prosegue all’infinito,

che un triangolo sempre presuppone

tre lati l’uno all’altro sempre unito.

 

Ma il mio pensiero più non lo seguiva

nel suo logico e freddo ragionare;

mentre lui la lezione proseguiva,

io mi fermavo ancora a vagheggiare

 

sul nulla e l’infinito, sul mio mondo,

su ciò che dopo me sarebbe stato.

Annegavo in un mare senza fondo

E nessuno m’avrebbe più salvato.

 

Che cos’è l’infinito? Immaginavo

una campagna estesa, sconfinata,

che, quando al margin suo m’avvicinavo,

s’allargava di un’area smisurata.

 

Più svelto camminavi e più cresceva,

né mai potea vedere la sua fine;

da tutti i lati uguale mi pareva,

senza piante, né case, né confine.

 

Annegavo in un vortice profondo

che mi succhiava sempre senza posa,

mi raggirava l’acqua tutt’intorno,

violenta, rimbombante, minacciosa.