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1991
A DENIA MAZZOLA
Cerca il poeta ognor la
poesia,
che Rodolfo in Mimì ha
riconquistato;
cerca il cantore ognor la
melodia,
che nel sommo maestro tu hai
trovato.
Tu sei la voce, il canto, lo
strumento
dell’estro creator, che
volle in te
la portavoce d’ogni
sentimento,
d’ogni passione, ardore, e
d’ogni fè;
lo sposo tuo la musica
impersona,
quella che fa gioire e fa
inebriare,
quella che nell’andante si
abbandona
e ti fa con l’allegro
entusiasmare.
Quante volte ho sentito il
tuo consorte
far rivivere Verdi e
Donizetti,
dar sostegno alla voce di
Manforte
o dar fusione a trombe e
clarinetti!
Ma qui nel cuore ho sempre il
suo Nabucco,
nel grande santuario della
Scala,
quando il pubblico fece star
di stucco,
con il fiato sospeso, nella
sala.
E quante volte ho udito il
tuo gorgheggio
veleggiare sicuro dalla
scena,
velluto il trillo ed agile il
fraseggio,
dolce la nota e pur rotonda e
piena!
Come scordare i lazzi di
Norina,
che rendere hai saputo sì
soavi,
così veri gli spasimi di
Amina,
di Violetta gli accenti acuti
e gravi?
Ma il ricordo che serbo più
prezioso
è di quando ti scorsi oltre
le quinte;
mi t’appressai, fremente e
timoroso,
le man tremanti ad anelarsi
accinte.
Pensavo di trovar la diva
altera
che firmava le foto con
distacco,
dignitosa, superba e pur
severa,
l’occhio socchiuso,
assente, vuoto e stracco,
e una giovine donna ritrovai,
sorriso aperto ed animo
cortese,
sì che le pene mie tutte
calmai
e la primiera angoscia si
riprese.
Ed or la giovin donna è
fatta sposa
ad un grande per cuore e per
talento;
trovato ostello ha l’alma
sua amorosa,
rinnovellata da sì lieto
evento.
Denia, possa ti sempre esser
felice,
come felici fur Suzel,
Nannetta,
Amina ancor e Adina
ammaliatrice,
nonché Rosina astuta e
graziosetta.
Mentre t’abbraccia degli
ammiratori
lo stuolo appassionato e
numeroso,
mentre ricevi ovunque lodi e
onori,
unitamente al tuo diletto
sposo,
non disgradire i miei più
cari auguri,
che il mio piccolo verso ti
confida;
siano sempre felici i dì
futuri,
gioia e letizia sempre a voi
sorrida.
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