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1956
NAPOLEONE BUONAPARTE
O destin, che crudele rapisti
tanto genio a una vita
gloriosa,
che lasciasti nel pianto la
sposa
del fatal di Letizia figliol,
tu ricordami quali e di
quanti
valor furon le somme sue
imprese,
ch’io ricordi le paci e le
rese
ch’egli impose a chi contra
gli fu.
Ei s’ergeva su tutti in
Europa
grandi e picciol d’un regno
signori,
ei s’avvinse persino gli
amori
di quel re che di poi lo tradì.
Questo grande ha occupato
l’Italia
ben due volte e fra l’una e
fra l’altra
vinse Editto, e poi vinse la
scaltra
potente Austria con grande
valor.
Ma tra i mari, sovr’ogni
potenza
Marinara, sta un’Anglia mai
vinta,
che riguarda il francese con
grinta
altezzosa e lo sfida a
pugnar.
Egli accetta, ma il grande
valore
de’ suoi prodi è battuto
dal forte,
ben armato, latore di morte,
giammai vinto, di Wellington
sir.
E così questo gran
comandante
fu sconfitto; egli chiese la
resa,
e per pena andò in isola
illesa,
nell’oceano, a finire i
suoi dì.
La sua morte fu grata ai
nemici,
che toglievansi un grave
perielio,
ma gli italici a quel
bisibiglio
rispondevan con grande dolor,
perch’ei mise nei cuori
italiani
la gran brama d’un libero
suolo,
perché quello, tra i
franchi, fu il solo
che ci diede un’idea:
libertà.
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