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INDICE   UMBERTO GARIBOLDI

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 1964 NATALE

 

Onde provien quel suono di zampogne

ch’umile e dolce il lobo mio carezza?

Perché in giorno sì denso di gaiezza

questo sonar mi sembra di rampogne?

 

E’ forse il Tuo richiamo, giusto Iddio,

che tanto attesi in questa cieca notte,

che m’annunzia ch’alfine si son rotte

le bende ond’era chiuso il guardo mio?

 

Perché cotanta luce oggi risplende

nell’aere fino ad ieri tanto nero,

ed attrae verso il cielo il mio pensiero

ed il mio cor ch’a vivo amor s’accende?

 

In questo dì sì santo e sì pietoso,

col vulgo, al Tempio, anch’io diriger voglio

l’alma mia muta al Tuo gemmato soglio,

l’alma mia ch’ebbe già mora e riposo

 

per troppo lungo tempo, e Tu, dall’alto

de’ cieli, dove regni giusto e santo,

degnaTi ricoprirla col Tuo manto,

sì ch’essa sfugga al tentatore assalto.

 

Tu la guida e la reggi nel periglio,

sì che non cada nell’oscura selva[1];

Tu la proteggi da la fera belva[2]

che vuol sospingerla oltre il giusto ciglio.

 

Ed ella a Te verrà, candida e pura,

sì come Tu la spei nel Tuo amore,

e pregherà con gioia il suo Signore

Che la preservi d’ogni ria sventura.



[1] L’inferno dantesco

[2] Il male