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1964
NATALE
Onde provien quel suono di
zampogne
ch’umile e dolce il lobo
mio carezza?
Perché in giorno sì denso
di gaiezza
questo sonar mi sembra di
rampogne?
E’ forse il Tuo richiamo,
giusto Iddio,
che tanto attesi in questa
cieca notte,
che m’annunzia ch’alfine
si son rotte
le bende ond’era chiuso il
guardo mio?
Perché cotanta luce oggi
risplende
nell’aere fino ad ieri
tanto nero,
ed attrae verso il cielo il
mio pensiero
ed il mio cor ch’a vivo
amor s’accende?
In questo dì sì santo e sì
pietoso,
col vulgo, al Tempio,
anch’io diriger voglio
l’alma mia muta al Tuo
gemmato soglio,
l’alma mia ch’ebbe già
mora e riposo
per troppo lungo tempo, e Tu,
dall’alto
de’ cieli, dove regni
giusto e santo,
degnaTi ricoprirla col Tuo
manto,
sì ch’essa sfugga al
tentatore assalto.
Tu la guida e la reggi nel
periglio,
sì che non cada
nell’oscura selva;
Tu la proteggi da la fera
belva
che vuol sospingerla oltre il
giusto ciglio.
Ed ella a Te verrà, candida
e pura,
sì come Tu la spei nel Tuo
amore,
e pregherà con gioia il suo
Signore
Che la preservi d’ogni ria
sventura.
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