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1969
NECROLOGIO PER LA MIA MORTE
Riposa in pace, languida mia
spoglia!
Vivesti l’illusione
d’esser forte,
riuscisti a soffocare la tua
doglia
schiudendo agli ideali le tue
porte,
obliasti te stessa, e dietro
l’orme
t’incamminasti di chi ormai
si giace,
privo di vita e di speranza,
e dorme.
Illudesti il tuo cuor
d’ardente brace,
accendendolo a mire
irresolute;
ed ora eccoti qua, fredda ed
esangue,
ammasso d’ossa fragili e
minute,
carne marcita e imputridito
sangue.
Pur tanto amavo questo corpo
un giorno,
queste sembianze umane, e
inorgoglivo,
e, mirando il creato tutto
intorno,
pensavo, e ci credevo:
“Certo io vivo
per migliorar questo caduco
mondo,
per sollevare tante genti
oppresse”.
Or, riguardando i passi miei,
nascondo
malamente due lagrime
sommesse.
Guarda, mi dico, quella
mosca: vede
la luce fuor de la finestra e
vola
continuamente contro il
vetro, e crede
poter uscir là dove il
faggio assola.
Guardala bene! Quella è la
tua vita:
una ricerca lunga ed ostinata
d’una luce che mai non hai
ghermita,
d’una chimera vana e
desiata.
Oggi schernisci la tua
spoglia e, forse,
è l’unica realtà del
viver tuo;
essa fremette, pianse, si
contorse,
sotto gli strali del Calvario
suo;
e, a volte, visse pur lieta e
serena,
vagheggiando giustizia, pace
e amore.
Visse! Capisci? Stette sulla
scena
del mondo, recitando con
ardore
un ruolo semplice di
comprimario;
mentre tu, che cotanto la
schernisci,
quasi alla vita fossi suo
avversario,
e della morte sua quasi
stupisci,
pensa che, forse, tu non sei
mai stato,
perché se pure un giorno
solamente
tu avessi avuto vita, o fossi
nato,
ora saresti tra la morta
gente.
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