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INDICE   UMBERTO GARIBOLDI

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 1969  NECROLOGIO PER LA MIA MORTE

 

Riposa in pace, languida mia spoglia!

Vivesti l’illusione d’esser forte,

riuscisti a soffocare la tua doglia

schiudendo agli ideali le tue porte,

 

obliasti te stessa, e dietro l’orme

t’incamminasti di chi ormai si giace,

privo di vita e di speranza, e dorme.

Illudesti il tuo cuor d’ardente brace,

 

accendendolo a mire irresolute;

ed ora eccoti qua, fredda ed esangue,

ammasso d’ossa fragili e minute,

carne marcita e imputridito sangue.

 

Pur tanto amavo questo corpo un giorno,

queste sembianze umane, e inorgoglivo,

e, mirando il creato tutto intorno,

pensavo, e ci credevo: “Certo io vivo

 

per migliorar questo caduco mondo,

per sollevare tante genti oppresse”.

Or, riguardando i passi miei, nascondo

malamente due lagrime sommesse.

 

Guarda, mi dico, quella mosca: vede

la luce fuor de la finestra e vola

continuamente contro il vetro, e crede

poter uscir là dove il faggio assola.

 

Guardala bene! Quella è la tua vita:

una ricerca lunga ed ostinata

d’una luce che mai non hai ghermita,

d’una chimera vana e desiata.

 

Oggi schernisci la tua spoglia e, forse,

è l’unica realtà del viver tuo;

essa fremette, pianse, si contorse,

sotto gli strali del Calvario suo;

 

e, a volte, visse pur lieta e serena,

vagheggiando giustizia, pace e amore.

Visse! Capisci? Stette sulla scena

del mondo, recitando con ardore

 

un ruolo semplice di comprimario;

mentre tu, che cotanto la schernisci,

quasi alla vita fossi suo avversario,

e della morte sua quasi stupisci,

 

pensa che, forse, tu non sei mai stato,

perché se pure un giorno solamente

tu avessi avuto vita, o fossi nato,

ora saresti tra la morta gente.