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1963
PER LA MORTE DI PAPA GIOVANNI
In tenebroso error volgea la
terra,
l’uomo cedeva fragile e
fiaccato,
la mente contro il cuor
scendeva in guerra,
il cuore era ormai arido e
seccato.
Il ragionar di mal costrutte
menti
Credea veder dove tenebre
sono;
tu, Discordia, regnavi fra le
genti,
tu sovr’esse t’ergevi
ignobil trono.
Regnava l’ambizion che ‘l
mondo offusca,
l’invidia, il malcontento,
l’alterigia;
il tristo non chiedeva più
la crusca
per sfamar la sua enorme
cupidigia.
L’uomo, la terra, il mondo
a la rovina
moveva trepidante il lesto
passo,
né di Vulcan la fervida
fucina
sì presta distruggeva e
ferro e sasso.
Un uom di tanto inferno al
Paradiso
sorse. Joanne il nome suo
tradusse,
d’Angiol ch’egli era, e
con pacato viso
l’uomo per mano a’ regni
suoi condusse.
Guerre e discordie in pace
convertio
l’occhi pietosi e ‘l
fervido parlare;
la terra ritornò regno di
Dio
e le preci tornaro al santo
altare.
Si schiuse il Paradiso e
Iddio parlava
pe’ ‘l labbro suo parole
di pietade;
la bontà, la virtude
ritornava
ne’ cor che l’accoglieano
in umiltade.
Tornò l’amor del figlio
verso il padre;
il misero conforto, aiuto
ottenne;
l’Erinni più non fur né
l’Arpie ladre,
e l’uom fratello all’uomo
ancor divenne.
Or non è più. Si spense a
morte il guardo,
le labbra ancor in atto di
pregare:
riposa in santa pace il pio
vegliardo,
congiunte al petto quelle
mani care.
In cielo, accanto al Dio che
amava tanto,
tra gli angeli beati egli è
beato;
tra i santi che periro ei
pure è santo,
e mira di lassù tutto il
creato.
Il piange l’uomo sconsolato
e triste,
la terra prega a lui pace e
riposo;
egli ancora pietoso il mondo
assiste
dal soglio suo, amato ed
amoroso.
Nell’alto Paradiso, tra’
celesti,
tutti ci attende con le
braccia tese
e par che a tutti dica:
“Lesti, lesti,
venite, orsù” col suo tono
cortese.
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