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LA
PREISTORIA RACCONTA VOL.2
Introduzione
Ciao a tutti. L’hanno scorso ho bussato per la
prima volta alla vostra porta con il mio primo libro di Preistoria,
intitolato “La Preistoria raccontata ai ragazzi – Volume Primo”, e
mi avete fatto un’accoglienza che non mi sarei mai immaginato. Tutte le
copie stampate sono sparite in brevissimo tempo.
Questo mi fa pensare che a voi piaccia molto sentir
parlare degli uomini primitivi, della loro evoluzione nel tempo e del loro
modo di vivere. Mi permetto allora di bussare alla vostra porta per la
seconda volta, per parlarvi ancora di questi uomini.
Nel primo libro avevamo visto soprattutto l’aspetto
dell’evoluzione. Vi ricordate? Avevamo parlato della Terra prima della
comparsa dell’uomo, dei primi animali di terraferma, dei dinosauri. Poi
abbiamo parlato dei Primati, cioè di quella famiglia di animali che
comprende tutti i tipi di scimmia, dalla piccola Tupaia al grosso Gorilla
e all’Uomo.
Dopo abbiamo concentrato la nostra attenzione
sull’evoluzione dell’Uomo: abbiamo visto le differenze tra l’Uomo e
la Scimmia. Siamo andati a trovare gli Ominoidi del Terziario, con i loro
nomi così difficili, abbiamo provato a lavorare la pietra, come facevano
gli uomini primitivi, abbiamo ammirato le stupende opere d’arte fatte
dagli uomini del Paleolitico superiore. Vi ricordate?
Poi abbiamo vissuto le difficoltà del Mesolitico,
con la scomparsa delle renne, degli orsi e dei mammut, abbiamo anche
scoperto come gli uomini hanno risolto il problema dell’alimentazione
con la Rivoluzione Neolitica, con la quale hanno imparato ad allevare gli
animali e a coltivare i campi.
Alla fine abbiamo assistito alla scoperta dei
metalli, all’invenzione del commercio e quindi della scrittura,
concludendo così il nostro primo viaggio nella Preistoria.
Oggi vi invito a fare un secondo viaggio in questo
mondo meraviglioso e così ricco di sorprese e di scoperte entusiasmanti.
Rivedremo qui tutta l’evoluzione dell’uomo primitivo, ma in un modo
diverso. Non andremo più a contare le ossa del suo scheletro, come
abbiamo fatto col primo libro, ma cercheremo di entrare più intimamente
nella sua vita privata.
Cercheremo di capire meglio come viveva, in quali
ambienti, quali animali cacciava in quel lungo periodo che si chiama
Paleolitico. Vedremo quali erano le sue abitudini preferite, come erano
fatte le sue capanne e come seppelliva i suoi morti. Andremo poi nel
Neolitico a vedere la costruzione delle prime vere città, con la
specializzazione delle varie attività umane, dal guerriero
all’artigiano, dal contadino al sacerdote.
E questo viaggio lo faremo insieme, perché è
insieme che cercheremo di ragionare su tutte le cose scoperte per capire
il loro significato.
Voi mi direte: Ma come si fa, partendo da poche ossa
e qualche sasso, a capire chi erano e come vivevano gli uomini primitivi?
E poi, chi ci dice che quelle ossa appartenevano veramente a uomini
primitivi, e non siano invece ossa di qualche selvaggio morto da pochi
decenni? E ancora: come facciamo a sapere in quale ambiente vivevano i
primi uomini, se di loro ci sono rimaste soltanto le ossa?
Siete curiosi? Bene, abbiate solo un po’ di
pazienza e vedrete che, piano piano, scopriremo insieme tutte queste cose
e cercheremo di rispondere a tutti questi tipi di domande.
Siete pronti a partire? E allora partiamo, perché la
Preistoria ci attende e tutte le cose meravigliose che ci può raccontare
sono lì, a nostra disposizione. Basta saperle vedere.
Buon viaggio a tutti.
Capitolo Primo
CHE
COSA E’ LA PREISTORIA?
Vi siete mai chiesti che cosa sia esattamente la
Preistoria? Oppure quale sia la differenza tra la Storia e la Preistoria?
Voi mi risponderete: “E’ facile. La Preistoria
viene prima della Storia”. Sì, ma quanto tempo prima? Quei signori che,
circa cinquemila anni fa, costruivano le palafitte in Lombardia, vivevano
nella Storia o nella Preistoria? E perché?
Proviamo a ragionare un po’ insieme. Noi adesso
viviamo nella Storia. Tutti i fatti che avvengono in questi anni, le
guerre e i trattati di pace, i discorsi del nostro Presidente della
Repubblica e quelli della Regina d’Inghilterra, gli incidenti stradali e
le partite al pallone, tutti appartengono alla Storia, così come
appartenete alla Storia voi, che state leggendo, ed io che scrivo.
Il vostro papà e la vostra mamma leggono il
giornale. Nel giornale sono scritti i fatti avvenuti nel mondo il giorno
prima; quindi il giornale descrive dei fatti storici. Quando qualcuno
descrive dei fatti avvenuti nel periodo in cui vive, scrive un pezzetto di
Storia.
Ora vi domando: come facciamo a sapere che cosa ha
fatto Garibaldi nel secolo scorso? E’ semplice. Lo sappiamo perché
qualcuno, che è vissuto al tempo di Garibaldi, ha scritto tutto quello
che Garibaldi ha fatto. Lo stesso è avvenuto per Nerone e per molti
Faraoni egiziani.
Concludendo: la Storia è un insieme di fatti,
scritti da qualcuno che è vissuto al tempo in cui quei fatti sono
avvenuti. Quindi, per conoscere la Storia è sufficiente leggere i
documenti scritti dagli uomini vissuti nella Storia.
Una volta, però, gli uomini non conoscevano la
scrittura e quindi non potevano lasciarci dei documenti scritti che
descrivessero la Storia del loro tempo.
La Preistoria è un insieme di fatti avvenuti in
epoca precedente l’invenzione della scrittura e che, pertanto, non
possono essere stati scritti da nessuno vissuto contemporaneamente ai
fatti stessi.
Ma allora, se nessuno li ha scritti, come facciamo
noi a sapere che c’erano gli uomini preistorici, che cacciavano le renne
e gli orsi delle caverne, che costruivano armi di pietra, e tutte le altre
cose che conosciamo e che vedremo insieme in questo libro?
Voi mi direte: anche se non sapevano scrivere,
sapevano dipingere, e dipingevano sulle pareti delle rocce gli animali che
cacciavano. E prima che imparassero a dipingere?
Le uniche informazioni che abbiamo sugli uomini
preistorici sono state ottenute attraverso gli scavi. Sotto la terra sono
conservate le tracce della vita dei nostri antenati, le ossa del loro
scheletro, le pietre lavorate che utilizzavano come armi, le bruciature
dei loro focolari, i resti degli animali cacciati, tutto quello che ci può
servire per ricostruire i diversi aspetti del loro modo di vivere, di
cacciare, di pensare. Soprattutto le pietre lavorate, perché sono le
prime a dirci che chi le ha scheggiate era un uomo e non una scimmia.
Infatti la prima differenza tra gli antenati
dell’uomo, che chiamiamo ominidi, e gli antenati della scimmia è
appunto la capacità di costruire armi, sia pure semplici e rudimentali,
in previsione di doverle utilizzare per la caccia o per la difesa dagli
animali feroci. Quando una scimmia si trova in difficoltà, è capace di
difendersi lanciando sassi o utilizzando bastoni che trova sul posto, cose
che sa fare bene come l’uomo.
Ma l’uomo fa qualcosa di più. L’uomo prevede la
possibilità di trovarsi in difficoltà e prepara prima quei sassi e quei
bastoni che potranno essergli più utili. Preparandoli prima, può
scegliere i sassi migliori o, addirittura, cercare di dare ai sassi stessi
una forma più tagliente. Nasce così quel lungo periodo della vita
dell’uomo, chiamato Età della pietra, che coincide più o meno con
tutta la Preistoria.
Gli scavi più profondi portano in luce appunto
queste pietre lavorate dagli uomini preistorici. Se invece non avete
voglia di fare un buco tanto profondo e ne fate uno più piccolo,
troverete gli oggetti fatti dagli uomini in epoche più recenti, magari
nell’Età del bronzo; se lo fate ancora più piccolo, troverete resti
romani, e così via fino ai giorni nostri.
Un buco fatto per terra è come un libro in cui gli
strati di terra più in profondità sono le pagine più antiche, mentre
quelli più in superficie sono le pagine più recenti. Perché? Proviamo a
vedere insieme come si forma il libro della Terra.
L’acqua che scende dalle montagne trascina
continuamente verso la pianura pietre e pezzetti di roccia, lentamente,
giorno dopo giorno, ma costantemente. Durante la corsa le pietre si
rompono, diventano sempre più piccole, fino a ridursi a ghiaia e, alla
fine, sabbia.
A valle l’acqua si muove più lentamente e non ha
più la forza di trascinare tutto quel materiale che ha strappato alla
montagna e che è diventato sempre più piccolo. Il risultato è che
questo materiale viene in parte depositato sul terreno, che diventa sempre
più alto.
In conclusione, se abbandonate un oggetto sul
terreno, magari in vicinanza di corsi d’acqua, questo sarà ricoperto,
col passare degli anni, dei secoli, dei millenni, da uno strato sempre più
spesso di terra.
Immaginiamo adesso una famiglia di uomini preistorici
che, andando a caccia di animali, ha trovato un bel posticino per fermarsi
a costruire le armi di pietra. E’ davvero un bel posto, riparato dal
vento perché ci sono delle rocce che lo proteggono. Il capo famiglia
lavora sodo, prepara tanti coltelli di pietra scheggiata, uccide tanti
animali che poi mangia, insieme alla moglie e ai figli, in quel bel
posticino che ha trovato. Alla sera accende un bel fuoco per scaldarsi.
Dopo un po’ di tempo uno dei figli muore e la famiglia decide di
cambiare zona, anche per trovare altri animali da cacciare.
Nella sua vecchia abitazione rimangono le armi di
pietra scheggiata, le ossa degli animali mangiati, le bruciature del fuoco
e il corpo del piccolo abbandonato. Con il passare del tempo l’acqua e
il gelo sgretolano le rocce che li circondano, ricoprendo tutto di pietre
e terra. Questo pezzo di terra non è altro che una pagina del “Libro
della Terra”.
Passano gli anni, i secoli, i millenni. Arriva l’Età
del bronzo. Un gruppo di guerrieri scopre quel bel posticino riparato e vi
si nasconde, per non farsi notare da un gruppo di nemici, senza sapere che
la terra sotto i loro piedi copre una abitazione preistorica.
Ma i nemici li scoprono ugualmente. Nasce una
battaglia e rimangono sul posto armi di bronzo e corpi di guerrieri morti.
L’acqua e il gelo ricopriranno anche questi di terra e sassi, formando
così un’altra pagina del “Libro della Terra”.
Qualche cosa di simile può essere avvenuto anche in
epoca romana o medioevale. Così, se oggi andate a scavare in quel
posticino, troverete prima le robuste corazze dei guerrieri medioevali,
poi le spade di ferro dei soldati romani, più sotto le armi dell’Età
del bronzo e, infine, i resti del rifugio dell’Età della pietra: le
pietre scheggiate, le ossa degli animali e del bambino, le tracce del
fuoco. Il tutto riposto in ordine, come in un libro, che si legga dal
basso verso l’alto.
Capitolo Secondo
I
METODI DI DATAZIONE
Proviamo a leggere insieme questo “Libro della
Terra”. Esso dice: C’era una volta l’uomo preistorico, che cacciava
gli animali con armi di pietra.
Sì, è vero, c’era una volta. Ma quando? Mi direte
voi. Questa non è una fiaba, in cui basta dire: C’era una volta. Se
vogliamo parlare di cose veramente avvenute dobbiamo anche saper dire
quando sono avvenute.
Ormai avete capito che le pietre scheggiate che
troviamo in fondo allo scavo sono più antiche delle armi in bronzo che
troviamo più in superficie. Ma come si fa a sapere quanto sono più
antiche? Se voi scavate e trovate delle ossa di animale, come fate a
sapere se è un animale antico oppure uno recente, che qualcuno ha
sotterrato molto in profondità?
Occorre trovare un sistema per stabilire, nel modo più
preciso possibile, quanti anni fa sono vissuti gli uomini i cui scheletri
noi troviamo vicino alle armi di pietra. State bene attenti, perché
adesso facciamo dei discorsi difficilissimi, durante i quali parleremo di
chimica, di botanica, di atomi, di radioattività.
Che cosa state facendo? No, non chiudete il libro.
Non volevo spaventarvi. Non conoscete queste parole? Non importa, vedrete
che ci capiremo ugualmente. Fate bene attenzione e vedrete che tutte
queste cose così difficili e misteriose vi piaceranno.
Lo sapete che cosa è un atomo? Un atomo non è altro
che una pallina piccolissima, tanto piccola che non si riesce a vedere con
gli occhi.
Immaginate di prendere un pezzettino di ferro e di
romperlo in tanti pezzettini piccolissimi. Lo so che è duro! Non ho detto
di farlo per davvero, ma di immaginarlo con la fantasia. E poi questi
pezzettini piccolissimi li rompete in altri pezzettini ancora più
piccoli, e così via, finchè ottenete milioni di pezzettini, tanto
piccoli che non si possano più dividere e che non si possono più vedere.
Ognuno di questi pezzettini è un atomo di ferro.
Anche se voi non vedete gli atomi sapete che, se li rimettete tutti
insieme, otterrete quel bel pezzo di ferro da cui siete partiti. Pensate
che bello: tutto quello che voi vedete è fatto di atomi. Milioni,
miliardi di atomi, attaccati insieme. Il libro che state leggendo è fatto
di atomi, la sedia sulla quale siete seduti è fatta di atomi, la bistecca
che avete mangiato è fatta di atomi, l’aria è fatta di atomi, voi
siete fatti di atomi. Tutto, tutto, tutto non è altro che un insieme di
miliardi di atomi diversi.
E ce ne sono di tanti tipi: c’è l’atomo del
ferro, c’è l’atomo dell’oro, c’è l’atomo dello stagno, e così
via. Ma la cosa più divertente è che questi atomi sono dei tipi molto
socievoli. Eh, sì. A loro non piace stare da soli, allora si fanno le
loro amicizie. Ad esempio, l’atomo dell’idrogeno è molto amico
dell’atomo dell’ossigeno. Sapete che cosa succede quando stanno
insieme, o, meglio, quando milioni di atomi di idrogeno stanno insieme a
milioni di atomi di ossigeno? Succede che questi due atomi, messi insieme,
diventano una cosa che voi conoscete molto bene: l’acqua.
A noi interessa adesso un atomo particolare, che si
chiama carbonio. Non ditemi che non lo conoscete, perché non è vero.
Avete mai sentito parlare dell’anidride carbonica, che è nell’aria?
Si chiama così, perché contiene anche il carbonio. Anche il carbone si
chiama così perché contiene il carbonio. A noi interessano gli atomi di
carbonio che sono nell’aria.
Ce ne sono milioni, miliardi. Questo carbonio, che i
professori chiamano C12, io lo chiamo carbonio bianco, e adesso capirete
il perché.
Abbiamo visto che nell’aria ci sono miliardi di
queste palline bianche, piccolissime, tanto piccole che noi non possiamo
vederle. I raggi del sole passano attraverso l’aria. La cosa divertente
è che i raggi del sole, passando, modificano una parte delle palline
bianche, trasformandole in quello che i professori chiamano C14, e che io
chiamo palline nere. Dunque, nell’aria ci sono tante palline bianche e
tante palline nere.
Il rapporto tra i due tipi di carbonio è costante.
Supponiamo, per semplicità, che il rapporto sia uguale a uno. Questo vuol
dire che, se noi prendiamo un pezzettino di aria con otto palline bianche,
nello stesso pezzettino di aria ci saranno anche otto palline nere.
Le piante respirano l’aria e trattengono il
carbonio. Quindi, anche se andiamo ad analizzare un pezzettino di pianta,
troveremo dei blocchetti di sedici palline, otto bianche e otto nere, come
nell’aria. Molti animali mangiano erba, e quindi mangiano anche questi
blocchetti. La bistecca che avete mangiato oggi a mezzogiorno apparteneva
ad un manzo che, avendo mangiato l’erba, conteneva anche lui questi
blocchetti. Quindi anche voi avete mangiato i blocchetti di palline
bianche e nere. Se andiamo ad analizzare qualsiasi essere vivente, sia
vegetale che animale, troveremo che, in ogni blocchetto di otto palline
bianche, ci saranno anche otto palline nere.
Voi mi direte: Che cosa c’entra questo con la
Preistoria e con i metodi di datazione? Abbiate ancora un momento di
pazienza che ci arriviamo, perché il bello deve ancora venire.
Perché ci sono le palline nere? Abbiamo visto che le
palline nere si formano perché i raggi del sole modificano una parte
delle palline bianche che ci sono nell’aria. Dall’aria vanno nelle
piante, dalle piante vanno negli animali, dagli animali nell’uomo.
Quando l’uomo muore non mangia più, quindi non prende più i blocchetti
di palline bianche e palline nere. Tutto rimane fermo nelle condizioni in
cui era quando è morto.
Con il passare del tempo, i vestiti, la carne, il
sangue, i muscoli, tutto viene distrutto e rimangono solo le ossa. Anche
le ossa, ovviamente, hanno le loro palline bianche e le loro palline nere.
Però, se le ossa sono ben riparate sotto la terra, le palline bianche
rimangono come sono, mentre le palline nere si disintegrano, cioè vengono
praticamente distrutte con il passare del tempo.
Questo significa che un osso appartenente ad un uomo
vivo ha dei blocchetti di otto palline bianche e otto palline nere, un
osso appartenuto ad un uomo morto da tempo ha dei blocchetti di otto
palline bianche e solo quattro palline nere, un osso appartenuto ad un
uomo morto molto tempo fa ha dei blocchetti di otto palline bianche e solo
due palline nere, e così via. Quindi è sufficiente analizzare le ossa di
un uomo morto tanto tempo, prendere un blocchetto di otto palline bianche
e vedere quante palline nere ci sono, per capire quando è morto.
Quanto tempo ci mettono le palline nere a
disintegrarsi? Dopo moltissimi calcoli si è riusciti a capire che le
palline, dopo circa seimila anni, si riducono alla metà, dopo altri
seimila anni, a un quarto, e così via.
Quindi, prendiamo un osso e andiamo a cercare un
blocchetto con otto palline bianche. Contiamo le palline nere contenute
nel blocchetto. Se ce ne sono otto, vuol dire che il padrone dell’osso
è appena morto. Se ce ne sono quattro, vuol dire che il padrone
dell’osso è morto circa seimila anni fa. Se ce ne sono due, vuol dire
che è morto circa dodicimila anni fa. Se ce n’è una sola, è morto
circa ventiquattromila anni fa.
E’ chiaro?Proviamo a riscrivere il tutto in un
prospettino riepilogativo:
|
Numero
di palline nere ogni otto palline bianche
|
Quantità
di palline nere (radioattività) relativa alla quantità di palline
bianche
|
Età
dell’osso approssimata
|
Età
dell’osso misurata dal laboratorio di Aldermaston
|
|
8
|
uguali
|
0
anni
|
0
anni
|
|
4
|
metà
|
6.000
anni
|
5.780
anni
|
|
2
|
un quarto
|
12.000
anni
|
11.560
anni
|
|
1
|
un ottavo
|
24.000
anni
|
23.120
anni
|
Quello che abbiamo visto è il concetto della
datazione con il C14, o carbonio radioattivo. Misurando la radioattività
(palline nere) rimasta in un osso appartenuto ad un uomo preistorico,
riusciamo a capire quando è vissuto il padrone dell’osso.
Ci sono tanti altri metodi di datazione, cioè
sistemi per capire quanti anni hanno le cose trovate sotto terra. Vi dico
solo i nomi di alcuni di questi metodi: la Geocronologia, la
Dendrocronologia, la Termoluminescenza, la Magnetometria, il metodo al
Potassio-Argo, la Racemizzazione degli Aminoacidi, etc.
Provate a ripeterli a memoria, se ci riuscite! No,
non sono così cattivo. Lasciate perdere. Non voglio né spaventarvi né
annoiarvi. Quello che vi basta sapere è che si può, con un metodo o con
un altro, stabilire l’epoca a cui risalgono le cose trovate sotto terra.
Di conseguenza è possibile capire, almeno in generale, come vivevano e
che cosa facevano gli uomini nei vari periodi della Preistoria.
Capitolo Terzo
LA
RICOSTRUZIONE DELL’AMBIENTE
E’ tutto chiaro fino qui? Se avete seguito bene,
avrete notato che abbiamo scoperto due cose, fondamentali per comprendere
la vita degli uomini preistorici.
La prima scoperta che abbiamo fatto è che le cose
che si trovano nella profondità della terra sono più antiche di quelle
che si trovano in superficie. Con questa scoperta siamo adesso capaci,
scavando un buco e trovando tanti oggetti e tante ossa a profondità
diverse, di capire quali oggetti o quali ossa siano appartenuti ad uomini
vissuti prima e quali ad uomini vissuti dopo.
Poi abbiamo visto che è possibile, portando le ossa
ritrovate ad un laboratorio di ricerche, stabilire in che epoca sono
vissuti gli uomini ai quali le ossa appartenevano.
Mettendo insieme questi due tipi di informazioni, si
è potuto stabilire che, in epoca antichissima, gli uomini costruivano
armi con grosse pietre; in epoca un po’ più recente, costruivano lance
con piccole punte di pietra attaccate a lunghi bastoni; poi hanno imparato
ad usare il bronzo ed infine il ferro.
Per avere un’idea più completa di come vivevano
gli uomini nelle varie epoche, ci manca ancora un elemento molto
importante: come era l’ambiente in cui vivevano questi uomini antichi?
Quali animali c’erano da cacciare? Faceva caldo o faceva freddo?
C’erano le foreste, i prati, o tutto era ricoperto di ghiaccio? Per
rispondere a queste domande dobbiamo fare due tipi di ricerche: una sugli
animali e una sulle piante.
La ricerca sugli animali è la più semplice. Se
osservate la Terra, oggi, noterete che gli animali sono distribuiti in
quelle zone che hanno un clima e una temperatura adatti a loro. Se io vi
domandassi: dove vivono le foche e gli orsi bianchi? Senz’altro mi
rispondereste che vivono nelle regioni fredde del Polo, dove c’è il
ghiaccio. E ancora, dove vivono le tigri, i lupi, i cavalli? Voi sapete
che le tigri vivono in zone di clima caldo, soprattutto in Asia e in
Africa, mentre i lupi vivono di preferenza nei boschi di mezza montagna o
in clima freddo e i cavalli preferiscono un clima temperato.
E’ quindi abbastanza facile capire, in base alle
ossa degli animali ritrovati alle diverse profondità dello scavo quale
fauna vivesse nelle varie epoche e, quindi, che tipo di clima ci fosse.
Bisogna però fare attenzione a due possibilità di errore.
Una prima possibilità di errore è data da quegli
animali che la natura ha adattato all’ambiente, nei tempi antichi,
proteggendoli dal freddo con un folto pelo che gli animali simili di oggi
non hanno più. Parlo, tanto per fare un esempio, dell’elefante e del
rinoceronte. Questi animali vivevano in passato anche in climi molto
freddi, ma erano ricoperti di pelo.
Chi di voi non ha mai sentito parlare del Mammut?
Ebbene, il mammut non era altro che un elefante peloso, che poteva quindi
vivere tra le nevi, nelle gelide foreste dei tempi glaciali. Allo stesso
modo viveva una volta il cosiddetto rinoceronte lanoso, un rinoceronte
simile a quelli che tutti voi conoscete, ma ben ricoperto di pelo.
La seconda possibilità di errore è data da quegli
animali che non vivono più in certe regioni, pur essendo adatti alla loro
temperatura. Consideriamo, ad esempio, gli ippopotami e i rinoceronti.
Oggi vivono solo in Africa, ma, una volta, vivevano normalmente anche in
Italia e in Francia, perché questi animali sono perfettamente adattabili
a climi temperati come il nostro. Se oggi qui non ce ne sono più, almeno
allo stato libero, ciò è dovuto a molte ragioni, non ultima la presenza
dell’uomo, che ne ha uccisi in grande quantità.
Del resto, gli stessi errori del passato li stiamo
commettendo ancora. Animali come il lupo, il cinghiale, il daino e molti
altri sono ormai piuttosto rari, perché gli uomini hanno dato loro la
caccia in modo incontrollato, oppure hanno distrutto il loro ambiente
vitale, rischiando di farli scomparire per sempre.
Concludendo, stando bene attenti a non cadere nei due
tipi di errore che abbiamo visto, se analizzate le ossa degli animali che
avete trovato e collegate ogni tipo di animale al clima nel quale può
vivere, riuscirete a capire che ambiente c’era nelle varie epoche in cui
quegli animali sono vissuti. Proviamo a fare un esempio. Voi avete fatto
un buco molto profondo e avete trovato molte ossa di animali. Fate vedere
le ossa ad un esperto, che vi dice i nomi degli animali ai quali quelle
ossa appartenevano: Elefante antico, Rinoceronte di Merck, Daino gigante.
L’esperto vi dirà anche che questi animali vivevano in un clima
temperato.
Poi portate le ossa in laboratorio, per scoprire
quanto sono antiche. Il risultato è che quegli animali sono vissuti circa
250.000 anni fa. Avete così imparato che, circa 250.000 anni fa, nella
regione in cui avete fatto il buco, c'era un clima temperato. Se fate
altri buchi a profondità diverse e trovate altre ossa di animali, potrete
fare altre scoperte del genere, con animali di altre epoche e di altri
climi. Se siete fortunati, può essere che riusciate a ricostruire una
tabellina, come questa qui sotto:
ANIMALI
|
ETA’
|
CLIMA
|
|
·
Elefante antico
·
Rinoceronte di Merck
·
Daino gigante
|
250.000
anni fa
|
Temperato
|
|
·
Mammut
·
Rinoceronte lanoso
·
Renna
|
15.000
anni fa
|
Freddo
|
|
·
Cervo
·
Castoro
·
Maiale domestico
|
4.000
anni fa
|
Temperato
|
Un secondo studio sulla ricostruzione dell’ambiente
può essere fatto tramite le piante. Ma come? Mi direte voi. Le piante non
hanno le ossa che possono durare nel tempo! Come facciamo a sapere che
piante c’erano ai tempi degli uomini primitivi?
E’ vero. Le piante non hanno le ossa. Però le
piante hanno il polline, cioè tanti granellini che cadono a terra,
trasportati dal vento, per far nascere nuove piante.
Il polline delle piante ha due caratteristiche molto
importanti:
1)
Il polline resiste nel tempo, come le ossa degli animali.
2)
Il polline è tipico della pianta, cioè il polline di un castagno
è uguale per tutti i castagni, ma diverso dal polline di qualsiasi altra
pianta; il polline di un pino è uguale per tutti i pini, ma diverso dal
polline di qualsiasi altra pianta, e così via.
Quindi, se analizzate il polline trovato in fondo al
buco che avete scavato, vicino a quegli animali di cui avete stabilito
l’età, il polline vi dice, senza possibilità di errore, quali piante
c’erano in quell’epoca in quella zona. Poiché anche le piante, come
gli animali, vivono solo dove il clima è adatto a loro, è così facile
capire che temperatura c’era nelle varie epoche.
Mettendo insieme le scoperte che abbiamo fatto sugli
animali e quelle fatte sulle piante, possiamo ricostruire l’ambiente in
cui è vissuto l’uomo nelle varie epoche della sua vita, quali piante lo
circondavano e quali animali erano disponibili per la caccia o per
l’allevamento.
Proviamo adesso a completare la nostra tabellina con
le piante trovate e avremo un’idea abbastanza precisa di tre epoche
della vita dell’uomo:
ANIMALI
|
PIANTE
|
ETA’
|
CLIMA
|
|
·
Elefante antico
·
Rinoceronte di Merck
·
Daino gigante
|
·
Vite selvatica
·
Bossolo
|
250.000
anni fa
|
Temperato
|
|
·
Mammut
·
Rinoceronte lanoso
·
Renna
|
·
Muschio
·
Licheni
|
15.000
anni fa
|
Freddo
|
|
·
Cervo
·
Castoro
·
Maiale domestico
|
·
Quercia
·
Faggio
|
4.000
anni fa
|
Temperato
|
Capitolo Quarto
L’AMBIENTE
E I PERIODI DELLA PREISTORIA
Vi ricordate tutto quello che abbiamo imparato fino a
questo momento? Proviamo a ripeterlo insieme. Nel primo capitolo abbiamo
definito la Preistoria: la Preistoria è un insieme di fatti avvenuti
prima dell’invenzione della scrittura. Poi abbiamo fatto un buco nella
terra e abbiamo visto che le cose trovate più in profondità sono più
antiche di quelle trovate più in superficie.
Nel secondo capitolo abbiamo imparato ad analizzare
un osso e a stabilire quanti anni fa è morto l’animale o l’uomo cui
l’osso apparteneva. Infine, nel terzo capitolo, abbiamo imparato a
studiare le ossa degli animali e il polline delle piante per stabilire che
temperatura c’era quando quegli animali e quelle piante vivevano.
Anche gli scienziati, quelli, con la barba bianca e i
capelli scapigliati, hanno fatto questi studi. E studi molto seri, anche,
in complicatissimi laboratori, esaminando il terreno, le ossa, il polline,
e moltissime altre cose, per dare un quadro sempre più preciso della
Preistoria. Sapete che cosa hanno scoperto? Hanno scoperto che, durante la
Preistoria, ci sono state almeno quattro glaciazioni.
Vi vedo un po’ perplessi. Non vi piacciono le
glaciazioni? O forse non sapete bene che cosa sono? Eppure è semplice:
glaciazione è una parola che deriva dal latino glacies, che significa
ghiaccio. Quindi le glaciazioni non sono altro che dei raffreddamenti del
clima sulla Terra che hanno coperto di ghiaccio molte regioni. Nei periodi
più freddi, tutta l’Europa settentrionale era ricoperta di ghiaccio,
così come completamente ricoperte di ghiaccio erano anche le nostre Alpi.
Dove non c’era il ghiaccio, regnava un freddo gelido, in cui vivevano
animali e piante di clima freddo.
Anche la forma delle terre emerse era diversa e
l’Italia, la Spagna, la Jugoslavia erano più grandi di quanto non siano
oggi. Vi sembra strano? Invece è perfettamente naturale. Proviamo a
ragionare un po’ insieme.
Voi sapete che l’acqua del mare evapora, per
effetto del calore del sole, e forma le nuvole. Poi piove o nevica, e
l’acqua ritorna sulla terra, arricchisce i torrenti e i fiumi, e quindi
ritorna nel mare. Ma che cosa succede se, sulla terra, i torrenti e i
fiumi sono gelati per il freddo? La pioggia e la neve, arrivate sulla
terra, gelano anche loro, e l’acqua non ritorna più nel mare. Il
risultato è che, durante le glaciazioni, i mari diventano sempre più
bassi.
Adesso provate a prendere un catino, mettetegli
dentro un grosso sasso e riempite il catino di acqua, in modo che il sasso
rimanga quasi completamente immerso. Immaginate che la parte del sasso che
rimane fuori dall’acqua sia l’Italia e che l’acqua sia il mare che
la circonda. Poiché abbiamo detto che, durante le glaciazioni, i mari si
abbassano, provate adesso a togliere un po’ d’acqua dal catino, e
vedrete che la parte del sasso che rimane fuori dall’acqua diventerà
sempre più grande.
E’ quello che è successo durante le glaciazioni
della Preistoria. Pensate, ad esempio, che c’è stato in periodo in cui
la Sicilia era completamente attaccata alla Calabria, e gli animali e gli
uomini potevano andare in Sicilia a piedi, senza bisogno di barche.
Le glaciazioni sono avvenute tutte durante il periodo
più lungo della Preistoria, quello che chiamiamo “Età della Pietra
Antica”, o “Paleolitico”. Il Paleolitico, con cui incomincia la
Preistoria, è iniziato circa due milioni e mezzo di anni fa ed è
terminato circa dodicimila anni fa. Provate a confrontare la durata del
Paleolitico con la vostra età. Se voi avete dieci anni, avreste dovuto
vivere 248.800 volte la vostra età per vederlo tutto; se avete dodici
anni, avreste dovuto vivere 207.333 volte; se avete un’età diversa,
provate a fare voi il conto, così vediamo quanto siete bravi in
matematica.
Durante questo lunghissimo periodo ci sono state
quattro glaciazioni che, nell’Europa meridionale, sono state chiamate
con i nomi di quattro fiumi, presso i quali gli scienziati hanno
effettuato i loro studi. Io provo a dirvi come si chiamano. Se i loro nomi
non vi piacciono, siete autorizzati a dimenticarli. L’importante è che
vi ricordiate che ci sono stati quattro periodi molto freddi e che
l’uomo primitivo viveva anche con il freddo, riparandosi nelle grotte e
coprendosi con le pelli degli animali. Le quattro glaciazioni si chiamano:
Gunz, Mindel, Riss e Wurm.
E’ chiaro che, tra una glaciazione e l’altra, il
clima cambiava e diventava temperato, più o meno come quello in cui
viviamo noi oggi. Così la storia del Paleolitico si può descrivere in
otto periodi, in cui si sono alternati il clima temperato e il clima
freddo:
PERIODO
|
CLIMA
|
INIZIO
(anni
fa)
|
FINE
(anni
fa)
|
|
1°
|
Clima temperato
|
2.500.000
|
1.000.000
|
|
2°
|
Glaciazione di Gunz
|
1.000.000
|
700.000
|
|
3°
|
Clima temperato
|
700.000
|
600.000
|
|
4°
|
Glaciazione di Mindel
|
600.000
|
300.000
|
|
5°
|
Clima temperato
|
300.000
|
200.000
|
|
6°
|
Glaciazione di Riss
|
200.000
|
120.000
|
|
7°
|
Clima temperato
|
120.000
|
80.000
|
|
8°
|
Glaciazione di Wurm
|
80.000
|
12.000
|
Non solo. Poiché gli uomini del Paleolitico hanno
cambiato più volte il loro modo di vivere, divideremo questa lunghissima
epoca in tre parti, perché tre sono le invenzioni fondamentali fatte
dall’uomo nel Paleolitico. Le tre parti sono:
|
Paleolitico inferiore
|
Comprende i primi sei sei periodi e parte del
settimo. Nel Paleolitico inferiore l’uomo era completamente
primitivo, cacciava gli animali con grosse pietre scheggiate e
viveva all’aperto o in grotta, oppure in piccoli villaggi di
capanne usati solo in periodi fissi dell’anno.
|
|
|
|
|
Paleolitico medio
|
Comprende parte del settimo periodo e più di metà
dell’ottavo. L’uomo ha imparato a lavorare le schegge delle
pietre, fabbricando strumenti per raschiare le pelli degli animali
cacciati, e punte di pietra. In questo periodo l’uomo ha imparato
a seppellire i suoi morti, iniziando così una rudimentale forma di
religione.
|
|
|
|
|
Paleolitico superiore
|
Dura solo la seconda metà dell’ottavo periodo.
Qui l’uomo lavora delle lame di pietra sottilissime. Impara anche
a lavorare le ossa e le corna degli animali. Dipinge quadri
meravigliosi sulle pareti delle grotte e scolpisce nella pietra
molte statuette. E’ ormai diventato un uomo vero, non più un
selvaggio primitivo.
|
Poi vedremo come viveva l’uomo nel Mesolitico, o età
della pietra di mezzo, cioè a metà tra la pietra antica e la pietra
nuova.
Nel Mesolitico, le glaciazioni sono definitivamente
scomparse e tutti i grossi animali da cacciare sono scomparsi anche loro.
Come farà il povero uomo a sopravvivere?
Dopo verrà il Neolitico, o età della pietra nuova.
L’uomo imparerà a coltivare la terra e ad allevare gli animali.
Costruirà per la prima volta villaggi fissi. Scoprirà la ceramica e la
tessitura della lana. Poi costruirà le prime città, con muri e torri di
difesa, con lavori specializzati, come quello del contadino, del vasaio,
del sacerdote.
Di particolare importanza diventeranno i
commercianti. Si costruiranno grossi magazzini, per conservare le merci. I
vasi saranno sempre più belli e decorati. Le armi in pietra saranno
sostituite da armi in metallo. Nascerà la guerra e la distruzione.
La contabilità dei magazzini si trasformerà pian
piano in scrittura e l’uomo intraprenderà il suo cammino nella storia
vera e propria.
Perché è avvenuto tutto questo? E come è avvenuto?
State diventando curiosi? Bene,
un po’ alla volta arriveremo a parlare di tutte queste cose
meravigliose. Ma incominciamo dall’inizio, cioè da quel periodo che
abbiamo chiamato Paleolitico inferiore. Però, prima di incominciare,
voglio che abbiate ben chiaro in quale ordine si sono succeduti i vari
periodi e a quando risale, a grandi linee, ciascuno di essi.
Lo so che non vi piacciono le date, ma non ho detto
che dovete studiarle a memoria. Semplicemente vi riepilogo il tutto in un
prospettino, così che, ogni volta che incontreremo un periodo nuovo,
potrete tornare indietro a questa pagina per capire dove siamo e di che
cosa stiamo parlando. Un prospettino piccolo, piccolo. D’accordo?
PERIODO
|
NUMERO
APPROSSIMATIVO DI ANNI FA
|
|
INIZIO
|
FINE
|
Paleolitico inferiore
|
2.500.000
|
80.000
|
Paleolitico medio
|
80.000
|
40.000
|
Paleolitico superiore
|
40.000
|
12.000
|
Mesolitico
|
12.000
|
7.000
|
Neolitico
|
7.000
|
5.000
|
Età del bronzo
|
5.000
|
3.000
|
Età del ferro
|
3.000
|
-
|
Capitolo Quinto
LA
VITA NEL PALEOLITICO INFERIORE E MEDIO
Abbiamo detto che il Paleolitico è l’età più
antica della vita dell’uomo, quando le armi erano fatte soprattutto di
pietra scheggiata. In particolare, nel Paleolitico inferiore la pietra
scheggiata è senz’altro la più sicura dimostrazione della presenza
dell’uomo sulla Terra. Soltanto l’uomo, fra tutti gli animali, è
capace di scheggiare delle pietre per dar loro una forma che le renda più
utili durante la caccia.
Ma che cosa vuol dire scheggiare la pietra? Se voi
prendete due sassi e li picchiate uno contro l'altro, possibilmente senza
schiacciarvi le dita, il sasso meno resistente si spezzerà, facendo
cadere per terra delle grosse schegge. E’ chiaro che il sasso diventa
così più tagliente di quanto era prima. Staccando le schegge con molta
cura e molta abilità, è possibile ottenere delle pareti taglienti molto
utili per la caccia.
Questi tipi di armi si chiamano choppers. Se poi
diventate bravissimi, potrete imparare la tecnica dell’incudine e del
martello: appoggiate il sasso da scheggiare su un altro sasso, molto
grosso, e picchiatelo con un terzo sasso. Il sasso grosso funzionerà così
da incudine, mentre quello con cui picchiate sarà il martello.
Riuscirete così a staccare delle schegge anche dal
dorso del sasso, fino a dargli la forma di una grossa mandorla appuntita.
Questi strumenti più sottili e più maneggevoli dei choppers, si chiamano
amigdale, parola che, in latino, significa mandorle. La maggior parte
delle armi del Paleolitico inferiore erano choppers e amigdale.
Erano utensili pesanti e ingombranti da trasportare e
quindi gli uomini, quando andavano a caccia, ne potevano portare pochi
alla volta. Eh, sì, perché non andavano certo a caccia con l’automobile! Sempre e solo a piedi, e tutto ciò che
si portavano appresso doveva essere portato a mano.
Pensate che un chopper o un’amigdala potevano anche
essere lunghi più di venti centimetri. Lascio a voi immaginare il peso.
Però già l’amigdala è un passo avanti nella tecnica di lavorazione
della pietra. Se voi prendete un ciottolo del peso di un chilogrammo e lo
scheggiate a forma di chopper, la parte tagliente sarà di circa dieci
centimetri. Se invece lavorate lo stesso ciottolo fino a farlo diventare
un’amigdala, potrete ottenere una parte tagliente anche di quaranta
centimetri.
Questo è molto importante perché significa che,
dato che le parti taglienti dei sassi si consumano con l’uso,
un’amigdala durava più a lungo di un chopper. In ogni caso, sia i
choppers che le amigdale non duravano molto. Quando erano consumati o
rotti bisognava sostituirli e, come abbiamo detto, la scorta era minima, a
causa del peso e dell’ingombro.
Questo significa che gli uomini del Paleolitico
inferiore dovevano stare attenti a non allontanarsi troppo dalle zone dove
potevano trovare le pietre adatte alla lavorazione. Per rendervi conto
della situazione, immaginatevi un gruppetto di cowboys che va a caccia nel
Far West, senza pistole o fucili, ma solo con un cannoncino e poche palle
di scorta. Quando hanno finito le munizioni devono ritornare alla base per
fare rifornimento. Nelle stesse condizioni erano gli uomini che cacciavano
con i choppers.
Gli uomini che utilizzavano le amigdale erano già più
avvantaggiati, perché il minor peso e il minor ingombro consentivano una
maggiore scorta che, unitamente alla maggior durata dell’amigdala
rispetto al chopper, permetteva agli uomini di allontanarsi di più dalle
basi di rifornimento. E’ come se i nostri cowboys andassero a caccia,
non più con il cannoncino, ma con dei fucili carichi.
Oltre alla maggiore autonomia, le armi più leggere e
meno ingombranti danno anche più sicurezza, perché permettono una scorta
maggiore. Quando i cowboys con il cannoncino hanno finito i loro colpi,
quelli con il fucile ne hanno ancora e possono più facilmente difendersi
da eventuali attacchi. E così i nostri amici del Paleolitico inferiore.
Quando gli uomini con i choppers hanno consumato le loro pietre, quelli
con le amigdale ne hanno ancora un po’ a disposizione per difendersi
dagli animali.
E di animali ce n’erano tanti, nel Paleolitico
inferiore, molti dei quali erano pure assai pericolosi. Anche le nostre
belle regioni erano riccamente popolate di elefanti, rinoceronti, daini,
zebre e cavalli selvatici, ippopotami e orsi.
I cacciatori paleolitici non avevano che
l’imbarazzo della scelta. Partivano in piccoli gruppi dalle abitazioni
in cui avevano trascorso la notte, cacciavano tutto il giorno e, a sera,
ritornavano con i grossi animali uccisi. Quando non trovavano più
abbastanza animali in una zona, si spostavano con tutta la loro famiglia e
andavano ad abitare da un’altra parte, dove gli animali erano ancora
abbondanti.
Ma dove abitavano gli uomini del Paleolitico
inferiore? Proviamo a seguire uno di questi uomini e vediamo di capire
come viveva, sulla base di quello che ci possono raccontare gli scavi
fatti e gli oggetti trovati.
In Italia abbiamo un esempio meraviglioso di vita del
Paleolitico inferiore. I resti sono stati trovati vicino ad Isernia e
l’uomo primitivo che li ha lasciati è stato chiamato Homo Aeserniensis.
Vi sembra difficile questo nome? E’ solo un’impressione. Pensate che,
in latino, “Homo” vuol dire “uomo” e “Aeserniensis” vuol dire
“di Isernia”, per cui “Homo Aeserniensis” vuol semplicemente dire
“Uomo di Isernia”.
Se andate oggi a visitare Isernia, troverete una
ridente città, con tanto di Cattedrale e di Museo, con monumenti storici
di grande interesse, che domina l’antica regione Pentria dall’alto di
un colle tra i fiumi Carpino e Sordo. Ma nel Paleolitico inferiore non
c’era niente di tutto questo: solo i monti, i boschi, e gli animali da
cacciare.
L’Homo Aeserniensis veniva qui a cacciare circa un
milione di anni. Durante l’inverno probabilmente si riparava dal freddo
nelle grotte delle montagne circostanti, mentre tutte le estati veniva ad
Isernia, dove aveva costruito un villaggio di capanne all’aperto. Se
entrate in una di queste capanne, noterete subito che il pavimento è
pieno di ossa, soprattutto di elefante e di rinoceronte.
Ma la cosa più sorprendente è che le ossa sembrano
disposte con cura, ordinate, come a formare un tappeto sul quale gli
Uomini di Isernia camminavano. Ai bordi delle capanne venivano piantate
grosse zanne di elefante, che facevano da sostegno. Sulle zanne erano
fissate probabilmente delle frasche, così che il villaggio doveva
presentarsi molto simile ad un moderno campeggio. Tra le ossa del
pavimento sono state trovate anche numerosissime pietre scheggiate, tra le
quali spiccano choppers di grosse dimensioni.
Queste capanne sono il più antico esempio di
organizzazione dello spazio abitato, le più antiche “case” che
l’uomo abbia mai costruito. Qui venivano i cacciatori di Isernia a
preparare le loro armi di pietra, di qui partivano per la caccia e qui
ritornavano con le loro prede. Accendevano il fuoco e squartavano gli
animali uccisi, con i loro coltelli rudimentali di pietra. Terminata la
stagione estiva, abbandonavano le ossa degli animali e i resti della
lavorazione delle pietre e si spostavano, al seguito degli animali,
trovando riparo per le notti invernali nelle grotte.
Nel Paleolitico medio assistiamo ad una sostanziale
differenza nella lavorazione della pietra. Abbiamo visto che gli uomini
del Paleolitico inferiore utilizzavano come armi dei sassi, dai quali
avevano staccato alcune schegge per renderli più appuntiti. Al contrario,
gli uomini del Paleolitico medio si erano accorti che le schegge sono più
taglienti, oltre che essere più leggere, e quindi più facili da
trasportare.
Pertanto non si sono limitati a staccare poche
schegge per rendere il sasso più appuntito, ma hanno tolto tutte le
schegge che era possibile staccare, poi hanno buttato via il sasso e hanno
incominciato a lavorare le schegge, fino ad ottenere due tipi di strumenti
diversi: le punte e i raschiatoi. Le punte servivano come armi da caccia,
come se fossero dei pugnali, mentre i raschiatoi erano come larghi
coltelli che servivano per staccare e pulire le pelli degli animali.
E’ chiaro che andare a caccia con armi più leggere
è molto più comodo che non doversi portare appresso armi pesanti.
Ritorniamo al confronto con i cowboys: avevamo detto che un cacciatore
paleolitico armato di choppers era paragonabile ad un cowboy con un
cannoncino, mentre un cacciatore munito di amigdale era paragonabile a un
cowboy col fucile. Bene, un cacciatore del Paleolitico medio che va a
caccia con le punte ottenute dalle schegge dei sassi, che chiamiamo
schegge musteriane, è paragonabile ad un cowboy armato di due pistole ben
cariche.
Questo significa che il cacciatore del Paleolitico
medio può trasportare molte più armi che non il cacciatore del
Paleolitico inferiore, e quindi può allontanarsi di più dalle zone di
rifornimento, cacciare più animali e difendersi più facilmente, avendo
un maggior numero di munizioni di scorta.
Avevamo detto che un ciottolo del peso di un
chilogrammo può dare dieci centimetri di parte tagliente, se lavorato a
chopper, mentre può dare fino a quaranta centimetri, se lavorato ad
amigdala. Bene, se prendete quello stesso ciottolo da un chilogrammo e ne
fate delle schegge musteriane, potrete ottenere fino a due metri di taglio
utile. E’ un bel vantaggio, non vi sembra?
Inoltre abbiamo detto che gli uomini del Paleolitico
medio costruivano anche dei raschiatoi per staccare le pelli degli
animali. E’ probabile che questi uomini siano stati gli inventori del
vestito. Evidentemente, dopo aver ucciso gli animali, non solo ne
mangiavano la carne, ma utilizzavano anche la loro pelle per coprirsi e
ripararsi dal freddo.
Ma chi erano questi uomini del Paleolitico medio?
L’esemplare tipico del Paleolitico medio è chiamato col nome tecnico di
Homo Neanderthalensis, o Uomo di Neanderthal. Era un uomo
dall’intelligenza molto più sviluppata rispetto al suo predecessore del
Paleolitico inferiore, pur vivendo anche lui nelle grotte e cibandosi
pressochè esclusivamente di caccia. Ma l’invenzione più importante
degli Uomini di Neanderthal è senz’altro la sepoltura dei morti.
Immaginiamo di entrare insieme nella grotta Guattari,
a San Felice Circeo, nel Lazio, al tempo del ritrovamento di uno dei più
importanti crani del Paleolitico medio. State attenti a dove mettete i
piedi e guardate bene. Sul pavimento, in un tratto lastricato di pietre,
c’è il cranio di un uomo. Tutto intorno, delle pietre, chiaramente
disposte a forma di cerchio. E’ evidente che quel cranio è stato
portato lì apposta, deposto con cura e circondato di pietre. Perché?
Una delle risposte più logiche è che gli Uomini di
Neanderthal pensavano, con quel cerchio di pietre, di tenere lontani dai
loro morti gli spiriti maligni. Quindi questi uomini credevano
nell’esistenza di esseri superiori, anche se maligni. Come fa un piccolo
uomo a difendersi da esseri superiori, per di più maligni? Da solo non ce
la può fare. E’ quindi logico pensare che gli Uomini di Neanderthal
credessero anche in esseri superiori, ma benigni, che li difendessero da
quelli maligni. In sostanza, è probabile che i neanderthaliani credessero
in certe divinità, di cui però non sappiamo nulla.
Osserviamo il cranio più da vicino. La mandibola
manca completamente, mentre la mascella mostra che i denti sono stati
limati. Perché? La spiegazione più semplice è che i neanderthaliani
volevano evitare che i morti ritornassero a mangiare il loro cibo, che
evidentemente era difficile da procurare. Una paura del genere, però,
significa anche che i neanderthaliani credevano che i loro morti
continuassero, in qualche modo, a vivere, senza<sapere né dove né
come.
L’ultima cosa che notiamo è che il foro
occipitale, cioè il buco alla base del cranio attraverso il quale passa
la colonna vertebrale che proviene dal collo, è stato allargato a colpi
di pietra. E’ quindi evidente che i neanderthaliani estraevano il
cervello dei morti e probabilmente lo mangiavano. E’ inutile che
facciate tutte quelle smorfie. Questo è un segno di progresso, perché
vuol dire che i neanderthaliani avevano già capito che l’intelligenza
sta nel cervello e pensavano che, mangiando il cervello dei morti, si
sarebbero arricchiti della loro intelligenza.
Riepilogando:
1.
I neanderthaliani hanno inventato i vestiti
2.
I neanderthaliani credevano in divinità superiori
3.
I neanderthaliani credevano nella vita nell’aldilà
4.
I neanderthaliani sapevano che l’intelligenza sta nel cervello.
Non vi sembrano molto più progrediti rispetto agli
uomini del Paleolitico inferiore? Eppure il completamento
dell’evoluzione si avrà solo più tardi, col Paleolitico superiore,
quando l’uomo verrà chiamato a pieno diritto “Homo sapiens”.
Capitolo sesto
LA VITA NEL PALEOLITICO SUPERIORE
“Homo sapiens” significa “Uomo sapiente”, e
con questo nome si chiamano gli uomini dal Paleolitico superiore fino ad
oggi. Quindi anche voi appartenete al tipo Homo sapiens e quindi anche voi
siete uomini sapienti. Lo sapevate?
Ehi, adesso non incominciate a darvi troppe arie.
Pensate che, come voi, ci sono al mondo più di quattro miliardi di uomini
sapienti. E poi, perché sapienti? L’hanno deciso loro, per distinguersi
dai loro antenati. Probabilmente, se le scimmie sapessero parlare, anche
loro direbbero di essere scimmie sapienti.
In ogni caso, sapiente o no, l’uomo del Paleolitico
superiore ha fatto veramente delle cose meravigliose. Pensate, ad esempio,
che è stato lui ad inventare l’arte: migliaia di stupendi dipinti sul
fondo delle grotte, incisioni sulla roccia, statuine in pietra, in avorio,
etc.
Non ha ancora inventato la scrittura, ma ci ha
raccontato molti episodi della sua vita attraverso i numerosissimi
disegni, con i quali ci spiega come cacciava gli animali e come utilizzava
le armi. Quasi tutte le pitture e le incisioni rappresentano gli animali
che l’uomo del Paleolitico superiore cacciava: cavalli, bisonti, renne,
cervi, stambecchi, mammut, orsi.
Spesso i disegni sono sovrapposti uno sull’altro,
come se un pittore dipingesse ovunque trovasse posto, senza badare se
sotto c’era già un altro disegno. Spesso ancora i disegni mostrano
chiaramente di essere stati colpiti con armi di pietra. Perché tutto
questo? A cosa servivano i dipinti e le incisioni rupestri? E ancora,
perché erano spesso nascosti nelle zone più in profondità delle grotte,
difficili da raggiungere e scomodi da disegnare?
Tutto questo può significare solo il carattere
magico dei disegni. E’ evidente che gli uomini del Paleolitico superiore
dipingevano sulla roccia gli animali che poi sarebbero andati a cacciare.
Dopo averli dipinti, probabilmente facevano qualche rito magico
particolare e colpivano con le armi i disegni, pensando che così sarebbe
stato più facile per le armi colpire, più tardi, gli animali veri.
Alcuni disegni ci illustrano anche come venivano
utilizzate delle armi particolari, chiamate propulsori. Il propulsore è
un bastone che, da un lato, viene tenuto con la mano, mentre dall’altro
è fatto in modo che vi si possa appoggiare una piccola lancia o un
arpione. Se voi usate il propulsore per scagliare le vostre lance, è come
se aveste un braccio molto più lungo, per cui riuscireste a dare maggior
forza e velocità alla lancia.
La lavorazione della pietra è diventata
raffinatissima. Lamette e punte sottilissime sono all’ordine del giorno,
con forme anche molto diverse tra di loro e senz’altro costruite
appositamente per i diversi utilizzi.
Voler dare un nome particolare ad ogni strumento del
Paleolitico superiore significherebbe scrivere una piccola enciclopedia.
Qualcuno ha provato a dare nome specifici agli utensili e, a volte, i nomi
dati sono anche simpatici. Ve ne dico solo uno, se mi promettete di
leggerlo tutto in una volta e di impararlo a memoria. Il nome è:
PAPAGEIENSCHNABELKLINGENENDHOLKRATZERBOHRERSCHRAUBER, che significa
semplicemente “grattatoio bulino raschiatoio punteruolo con lama a becco
di pappagallo”. Non ditemi che lo sapevate già, perché non vi credo.
Cosa è successo? Non volete impararlo a memoria?
Fate come volete. Io vi dico solo che, se una sera non avete sonno e
provate a ripetere quel nome, vedrete che vi addormenterete prima
di averlo detto tutto.
Pur lasciando da parte i nomi, rimane il fatto che le
armi del Paleolitico superiore sono molto più piccole e maneggevoli di
quelle utilizzate nei periodi precedenti. Confrontando queste armi col
metodo che abbiamo utilizzato nel quinto capitolo, dobbiamo constatare che
il solito ciottolo del peso di un chilogrammo può adesso dare fino a
venti metri di taglio utile. Se vogliamo proseguire nel confronto con i
cowboys, possiamo dire che i cacciatori del Paleolitico superiore erano
autonomi e sicuri come un gruppo di cowboys che va a caccia armato di
pistole ben cariche e cinturoni ben ripieni di munizioni.
Mettendo a confronto i vari periodi che abbiamo
visto, ci renderemo subito conto dei progressi fatti dall’uomo nel
Paleolitico.
Strumenti
|
Lunghezza della parte tagliente
|
Confronto con le armi dei cowboys
|
|
Chopper
|
10 centimetri
|
Cannoncino
|
|
Amigdala
|
40 centimetri
|
Fucili
|
|
Punta musteriana
|
2
metri
|
Pistole
|
|
Punta maddaleniana
|
20 metri
|
Pistole e cinturoni
|
Le più belle punte di pietra del Paleolitico
superiore sono fatte in modo che fosse possibile fissarle su un manico,
probabilmente di legno; erano quindi senz’altro utilizzate come punte di
lancia. Del resto in molti dipinti si vede come venivano utilizzate le
lance nella caccia ai bisonti e ai cavalli.
Ma le lavorazioni più
interessanti sono quelle che riguardano l’artigianato domestico. Se
l’uomo del Paleolitico medio è stato, probabilmente, l’inventore del
vestito, l’uomo del Paleolitico superiore ha aggiunto una vera attività
di sartoria, con tanto di taglio e cucito. Sono state infatti trovate
delle grosse ossa di mammut segnate con incisioni in tutte le direzioni.
E’ evidente, dalla forma delle ossa e dai solchi
incisi, che queste ossa venivano utilizzate come tavoli da lavoro, su cui
si appoggiavano le pelli da lavorare, che venivano tagliate con coltelli
di pietra, lasciando ovviamente ampi segni sull’osso sottostante. Presso
i tavoli da lavoro stavano tutti gli strumenti del sarto: i coltelli di
pietra per tagliare le pelli, i punteruoli in osso o in pietra per
effettuare piccoli fori, gli aghi in avorio per cucire. Non è stato
trovato il filo, ma è probabile che si utilizzassero fibre vegetali, che
chiaramente non hanno resistito al tempo.
Gli uomini del Paleolitico superiore lavoravano
generalmente nelle grotte; dove non arrivava la luce del sole,
utilizzavano l’illuminazione artificiale. Perché le grotte spesso erano
arredate sia con il lampadario centrale che con luci secondarie. Sì,
certo, non erano come quelli che avete voi a casa vostra. Anzi, erano
decisamente diversi. Il lampadario centrale era soltanto un focolare con
una bella fiamma che, oltre a scaldare, illuminava anche un po’ le
pareti della grotta. Le lampade secondarie erano pietre, leggermente
scavate sulla superficie. Nel cavo veniva messo del grasso e una stoppino,
come se fosse una candela dei giorni nostri.
Queste lampade avevano anche il vantaggio di poter
essere spostate facilmente, così che gli uomini potevano andare anche
nelle parti più profonde ed oscure delle grotte per fare i loro dipinti e
le loro incisioni.
Oltre alle grotte, altri tipi di abitazione erano i
ripari sotto roccia e le capanne all’aperto. I ripari sotto roccia sono
i più facili da costruire: basta trovare una roccia. Se voi andate in
montagna e appoggiate dei rami di legno ad una parete di roccia verticale
avete già costruito un riparo sotto roccia. A volte, invece dei rami,
veniva utilizzata la pelle degli animali e il riparo si presentava come
una piccola tenda appoggiata alla roccia. Raramente si costruivano muretti
con zolle di terra.
Molto più interessanti sono i villaggi di capanne.
Proviamo ad entrare insieme in una di queste capanne, per esempio in una
capanna ritrovata a Kiev, in Russia, per vedere come è fatta. La capanna
è scavata nella terra, in modo che le stanze si trovino col pavimento a
circa un metro di profondità. Non è che gli uomini del Paleolitico
superiore volessero costruire dei sotterranei. Il fatto di scavare le
capanne un po’ sotto terra è una soluzione molto intelligente, perché
rende più facile la costruzione del tetto. Non solo, ma essendo così
basso, il tetto risultava più solido ed era più difficile che il vento
potesse rovinarlo. Il tetto era probabilmente fatto di frasche o di zolle
di terra mista ad erba ed era sostenuto da grandi zanne di mammut.
L’interno è formato da due grandi stanze ovali,
lunghe circa sei metri. Lungo le pareti si vede come un banco di terra che
serviva probabilmente per sedersi, durante il giorno, e per dormire,
durante la notte.
Le sepolture, completamente indipendenti dalle
abitazioni, mostrano alcuni aspetti particolarmente interessanti. In quasi
tutte le sepolture del Paleolitico superiore si trovano tracce di ocra
rossa, che è un minerale di ferro e si presenta come della terra
rossiccia, molto comune nelle zone delle grotte. E’ evidente che gli
uomini del Paleolitico superiore ne facevano un largo uso nelle tombe; a
volte il morto era deposto su uno strato di ocra, che gli faceva quasi da
materasso; quasi sempre è cosparso di ocra, e sempre ocra rossa.
Senz’altro questo avveniva per un motivo ben
preciso, anche se noi possiamo solo immaginare che il rosso fosse il
simbolo del sangue, e quindi della vita, per cui è probabile che questo
rito volesse servire ad aiutare i morti a continuare a vivere, anche
nell’aldilà. Ma se i morti dovevano continuare a vivere nell’aldilà,
era necessario che si portassero dietro gli oggetti che erano loro serviti
in vita. Così nelle tombe venivano seppelliti anche alcuni oggetti in
osso o in pietra che erano appartenuti al morto. Non solo, ma i defunti si
dovevano presentare bene, eleganti e ordinati. Per questo venivano
abbelliti con collane e reticelle di conchiglie sulla testa.
Sono gli inizi di una vera e propria civiltà umana.
L’uomo del Paleolitico superiore non è più il rude cacciatore dei
tempi precedenti. Ormai ha scoperto l’arte, il gusto del bello, il
sentimento amoroso nei confronti dei suoi morti. Ma per diventare
completamente civile gli manca ancora un passo fondamentale, quello che lo
trasformerà da nomade a cittadino stabile. Questo passo sarà una
conseguenza della crisi mesolitica, di cui parleremo nel prossimo
capitolo, e della rivoluzione neolitica. Aspettate e vedremo tutto
insieme.
Capitolo settimo
LA
VITA NEL MESOLITICO E L’ABBOZZARSI DELL”IDEA NUOVA”
Il Mesolitico è l’età della “pietra di
mezzo”, cioè di quel periodo che sta a metà tra l’età della pietra
antica, o Paleolitico, e l’età della pietra nuova, o Neolitico. Quindi
la cultura mesolitica è una cultura di passaggio da quella paleolitica a
quella neolitica.
Ma che cultura è quella del Mesolitico? Non è più
una cultura paleolitica, perché l’uomo del Mesolitico non fa più
niente delle cose meravigliose che abbiamo visto nei capitoli precedenti,
e non è ancora una cultura neolitica, perché non ha ancora scoperto
l’”idea nuova” del Neolitico. Il Mesolitico è solo un periodo di
passaggio, di ricerca disperata di un modo nuovo di vivere, o meglio di
sopravvivere nel nuovo ambiente in cui l’uomo è stato costretto a
trovarsi, senza volerlo.
Voi mi domanderete: Ma che cosa è successo di così
grave? E’ successa una cosa molto semplice: sono finite le glaciazioni e
il clima è tornato ad essere temperato, bello come quello in cui voi
siete abituati a vivere. Non è una cosa grave? Proviamo a ragionare
insieme.
Immaginiamo che ci sia un tipo di animale che mangia
soltanto, ad esempio, il trifoglio. Che cosa succederà se avviene una
variazione nel clima che fa morire tutte le piantine di trifoglio? E’
evidente che quel tipo di animale che abbiamo immaginato non potrà più
mangiare il suo trifoglio; lo cercherà dappertutto e, alla fine, morirà
di fame. Così, se voi vorrete mangiare la carne di quell’animale, non
ne troverete più e dovrete cambiare idea.
La cosa è ben più grave se succede qualche cosa per
cui tutti gli animali, o muoiono o si trasferiscono in terre lontane.
Siete tutti d’accordo? Bene, qualche cosa di simile è avvenuto con la
fine delle glaciazioni e gli animali che, o sono morti o si sono
trasferiti, erano quasi tutti quelli di cui l’uomo andava a caccia. Eh,
sì. Perché, se vi ricordate bene, l’uomo andava a caccia soprattutto
di renne, di orsi e di mammut, e questi tipi di animali vivono solo nei
climi freddi. Quando le glaciazioni sono finite, le renne, gli orsi e i
mammut si sono trasferiti al Nord, dove il freddo perdurava, lasciando
senz’altro molti morti lungo il percorso. E il povero uomo ha
incominciato a saltare qualche pasto.
Tutto il paesaggio era cambiato. I ghiacciai si
scioglievano, i fiumi diventavano sempre più ricchi di acque e i mari e
gli oceani si alzavano. Certo che si alzavano. Non vi ricordate quello che
abbiamo detto nel quarto capitolo, quando avevate preso un catino con
dentro un grosso sasso e l’acqua? Bene, adesso succede esattamente il
contrario. L’acqua si alza e le terre emerse, e quindi anche l’Italia,
la Spagna e la Jugoslavia, ritornano ad essere più piccole, fino a
diventare quelle in cui viviamo noi oggi.
Anche le piante, nel Mesolitico, erano diverse. Nel
Paleolitico superiore le renne vivevano nella tundra, cioè in un
paesaggio praticamente senza piante né erbe, ad eccezione del muschio e
dei licheni, che invece erano abbondantissimi e di cui le renne si
nutrivano. Nel Mesolitico la tundra non c’era più. Sono comparse,
invece, le piante di clima temperato, come le querce, le betulle e i
noccioli. Le nostre regioni si erano ricoperte di foreste di pini e
salici. Qui prosperavano piccoli mammiferi, come i topi e le marmotte,
mentre i fiumi, ingrossati dal disgelo, si andavano sempre più popolando
di pesci.
E l’uomo che faceva? Il grande cacciatore di orsi,
di renne e di mammut non trovava più cacciagione che potesse soddisfarlo.
Alcuni gruppi umani si spostarono allora verso il Nord, inseguendo i
banchi di renne, mentre altri preferirono rimanere qui a far la fame. E’
probabile che, quando un cacciatore riusciva a prendere un cervo o
un’alce, senz’altro rari, altri cacciatori lo aggredissero per
rubargli la preda. Nelle tombe del Mesolitico si sono infatti trovati
segni molto evidenti di morte in battaglia, ferite che hanno raggiunto le
ossa e addirittura punte di freccia che non hanno ucciso gli animali, ma
l’uomo.
Era diventato assolutamente necessario trovare
qualcos’altro da mangiare, perché la caccia grossa non era più
sufficiente a sfamare tutti gli uomini. Il nuovo cibo a portata di mano
erano solo le marmotte e i pesci. L’uomo ha dovuto allora ingegnarsi
nella caccia ai piccoli mammiferi, probabilmente anche con l’uso di
trappole rudimentali, e nella pesca.
I ritrovamenti del Mesolitico ci mostrano in grande
quantità minuscole punte di freccia e ami da pesca. Non più le grosse
amigdale o le preziose lame di pietra del Paleolitico, ma piccolissime
punte, della lunghezza massima di due centimetri e mezzo.
In mancanza di marmotte, si mangiava quel che si
trovava, compresi i topi e i molluschi. Anche noi, oggi, mangiamo i
molluschi, e tutti facciamo festa ad un bel piatto di cozze, ma provate a
mangiare solo quelle e vedrete che, al terzo giorno, ne sarete già stufi.
Invece il povero uomo del Mesolitico non aveva scelta: o mangiava quel che
trovava o saltava il pasto. Nei villaggi mesolitici troviamo molto spesso
la dimostrazione di questi pasti, perché i gusci e le conchiglie si sono
conservati fino ad oggi e se ne trovano in grandi quantità presso i
focolari.
Nel Nord Europa sono stati anche inventati nuovi
utensili, come il trincetto e l’accetta. Che cosa sono? Mi direte voi.
Si tratta di due strumenti che servono per tagliare e lavorare il legno.
Il trincetto è più piccolo e l’accetta è più grande, ma lo scopo è
il medesimo: l’uomo incomincia a lavorare il legno, e non solo per
ottenere dei bastoni per le sue lance e le sue frecce, ma anche e
soprattutto per tagliare e scavare interi tronchi d’albero.
Non ditemi che non avete già capito che cosa faceva
l’uomo con i tronchi d’albero. Provate a prendere un tronco molto
grosso, tagliatelo a metà per la lunghezza e scavate una metà
all’interno. Che cosa ottenete? Avete visto che, con un po’ di
fantasia, ci siete arrivati? Era evidente: avete ottenuto una barca o, se
preferite, una canoa. L’uomo del Mesolitico ha quindi incominciato a
navigare, sui laghi e sui fiumi, specializzandosi così nella caccia
all’anitra selvatica e nella pesca del luccio.
Però tutto ciò che abbiamo visto non è altro che
un continuare la vita precedente, basata sulla caccia, sulla raccolta dei
molluschi e sulla pesca. Ma abbiamo anche detto che la caccia non dà più
i risultati che dava nel Paleolitico, perché non ci sono più i grossi
animali di prima, mentre la raccolta di molluschi e la pesca non danno
cibo sufficiente a soddisfare le esigenze delle popolazioni mesolitiche.
D’altra parte, l’”idea nuova” non è ancora
arrivata. Però sta per arrivare. Se ci spostiamo
sulle sponde orientali del Mare Mediterraneo, in quella zona che
oggi chiamiamo Medio Oriente, troviamo una popolazione mesolitica che,
anche se non ha ancora scoperto l'’idea nuova"” le è molto
vicina. Questa popolazione è quella dei Natufiani.
I Natufiani erano anche loro dei cacciatori e
pescatori. Cacciavano soprattutto le gazzelle, pescavano i pesci dei fiumi
e dei laghi e raccoglievano dal suolo le erbe selvatiche. Ma è appunto la
raccolta delle erbe selvatiche che ha qui qualche cosa di molto
particolare.
Le erbe selvatiche non venivano strappate dal suolo,
ma venivano tagliate, con falcetti di pietra, in modo che potessero
ricrescere ed essere sempre disponibili per essere mangiate. Non solo, ma
i cereali selvatici venivano pestati con dei sassi, fino a dare una specie
di farina rudimentale che, probabilmente, veniva mescolata con acqua per
formare una specie di pastone, di cui gli uomini si nutrivano.
Non credo che a voi questo pastone possa piacere,
abituati come siete al latte con i biscotti, alle merendine con la
marmellata, alle pizzette e alle focaccine, ma per i Natufiani il loro
pastone era molto importante, perché significava avere sempre qualche
cosa da mangiare, anche quando la caccia e la pesca erano andate male.
E’ chiaro però che, se volete sfruttare le
piantine ogni volta che vi danno i loro frutti, dovrete anche curarle un
po'’ bagnarle quando non piove ed essere pronti a tagliarle quando sono
a maturazione. Per fare questo dovete vivere vicino alle piantine, cosa
che era impossibile per le popolazioni paleolitiche, che si spostavano in
continuazione da un posto all’altro, all’inseguimento degli animali da
cacciare.
I Natufiani quindi avevano scelto di vivere sempre
nello stesso posto, per cui le loro capanne non erano più provvisorie,
come quelle del Paleolitico, ma erano costruite per durare più a lungo
nel tempo. Le capanne natufiane erano in genere rotonde e una parte dei
muri era costruita in pietra. Alcune di queste capanne erano senz’altro
utilizzate come magazzini per i cereali selvatici.
Ecco quindi che l’”idea nuova” incomincia ad
abbozzarsi. Voi mi direte: continui a parlarci di questa “idea nuova”,
ma non ci hai ancora detto di che cosa si tratta. Ma come, non l’avete
ancora indovinato? La caccia non dà più cibo a sufficienza per tutti,
vivere della sola pesca o della raccolta delle bacche selvatiche non
basta. Occorre trovare qualche cosa di nuovo per procurarsi il cibo. E
qualcosa di nuovo sta per essere scoperto.
Provate a pensarci: da dove proviene quello che voi
mangiate tutti i giorni? Non ditemi che proviene dal macellaio e
dall’ortolano, altrimenti vi rifaccio la domanda: da dove proviene il
cibo che il macellaio e l’ortolano vi vendono? E’ evidente che il
vostro macellaio non va a caccia tutti i giorni per procurarvi le
bistecche e non penso che il vostro ortolano vi venda i cereali selvatici
che mangiavano i Natufiani. Le bistecche che vi vende il macellaio
provengono dai bovini che vengono allevati nelle nostre campagne e
l’ortolano vi vende i frutti di un orto ben coltivato.
Eccola quindi l’idea nuova: l’uomo nuovo, quello
del Neolitico, è nuovo soprattutto perché ha imparato ad allevare gli
animali e a coltivare i campi. Il Neolitico rappresenta quindi un modo
completamente nuovo di vivere. Il cacciatore del Paleolitico si è
definitivamente trasformato in allevatore e coltivatore, come vedremo nel
prossimo capitolo.
Capitolo ottavo
LA
VITA NEL NEOLITICO E LE PRIME CITTA’
Se il Neolitico significa soprattutto coltivazione
dei campi e allevamento di animali domestici, è evidente che occorre un
terreno adatto a questi scopi. Avete mai provato a seminare l’insalata
in mezzo a un ghiacciaio? O a piantare degli aranci o dei cedri nella
sabbia del deserto? Provateci, ma ho paura che i risultati non saranno
molto buoni. Per coltivare i campi occorr innanzitutto un terreno fertile,
con terra buona e, possibilmente, con qualche congegno che provveda ad
innaffiarla quando occorre. I congegni per innaffiare disponibili in
natura e che non richiedono l’intervento dell’uomo sono due: la
pioggia e i fiumi.
La pioggia è il più comodo “innaffiatoio” che
si conosca; non bisogna far niente, basta stare a guardarla e lei, da
sola, innaffia tutti i campi. Però la pioggia ha un difetto: c’è solo
quando piove. Ecco allora che, in alcuni posti privilegiati della Terra,
intervenivano i fiumi a completare l’azione della pioggia e a
sostituirla quando non pioveva. Ad esempio, in Egitto c’era il Nilo che,
in periodi ben precisi, si ingrossava e usciva dal suo letto, andando a
bagnare tutte le terre che lo circondavano, rendendole così molto
fertili. In Mesopotamia c’erano i fiumi Tigri ed Eufrate che svolgevano
un’attività analoga. Se voi prendete una cartina geografica e oscurate
le regioni fertili tra i fiumi Nilo, Tigri ed Eufrate, otterrete un
disegno che assomiglia vagamente ad una mezza Luna, per cui questa zona è
stata chiamata “Mezzaluna fertile”.
Anche i Natufiani, che abbiamo incontrato nel
capitolo precedente, vivevano nella Mezzaluna fertile. Il Neolitico è
nato qui, dove i campi potevano essere coltivati facilmente e gli animali,
divenuti domestici, trovavano abbondante erba da mangiare e acqua da bere.
Per coltivare i campi occorrono degli strumenti
nuovi, anche se costruiti ancora in pietra, perché i metalli non erano
ancora utilizzati. Si trattava però di una pietra nuova, e la parola
“Neolitico” significa infatti, dal greco, età della “pietra
nuova”. La novità è che la pietra non è più scheggiata, come nel
Paleolitico, ma è levigata, cioè è resa liscia con una paziente azione
di strofinamento di una pietra contro l’altra. Le pietre levigate del
Neolitico venivano poi incastrate in un osso di animale, che a sua volta
veniva fissato su un lungo manico di legno, in modo da ottenere uno
strumento simile alla zappa che usano i nostri contadini.
Così lavorati, i campi fornivano grano e cereali in
genere, molto abbondanti. Il grano veniva poi portato al mulino, per
ottenere la farina. Cosa dite? Che nel Neolitico non c’erano ancora i
mulini? Avete ragione. Eppure i neolitici ottenevano lo stesso la farina,
anche se in modo molto rudimentale.
Avete mai visto quei posacenere in onice, o altra
pietra dura, che hanno anche una pallina, nello stesso materiale, per
spegnere i mozziconi delle sigarette? Bene, i “mulini” del Neolitico
erano fatti più o meno nello stesso modo: una grossa pietra, scavata a
forma di conca, in cui venivano deposti i chicchi di grano, e una palla di
pietra, grande circa come una pallina da tennis. Appoggiando il palmo
della mano sulla pallina e facendola roteare nella conca, gli uomini del
Neolitico riuscivano a schiacciare i chicchi di grano fino a trasformarli
in farina.
Nasceva poi il problema di come conservare la farina,
ma i nostri neolitici riuscirono a risolverlo molto brillantemente,
inventando i vasi di terracotta. Infatti fu scoperto che, mescolando
l'argilla con l'acqua, si otteneva un impasto cui era facile dare
qualsiasi forma. Questo impasto, cotto al sole o sul fuoco, diventava
perfettamente duro e resistente, conservando la forma che gli era stata
data,
Non sto qui a spiegarvi i vari tipi di vasi che
venivano fatti, perché ne abbiamo già parlato abbondantemente nel mio
primo libro, “La Preistoria raccontata ai ragazzi – Volume primo”.
Ogni gruppo di uomini del Neolitico che aveva imparato a fabbricare i vasi
di terracotta dava loro una forma particolare e li abbelliva con disegni e
colori estremamente diversi uno dall’altro.
Anche la navigazione, nel Neolitico, divenne molto
importante. Le barche divenivano sempre più grandi e l’uomo incominciò
a navigare anche nel Mare Mediterraneo. Molti gruppi di neolitici
stabilirono i loro villaggi anche al di fuori dalla Mezzaluna fertile e,
ben presto, la cultura della coltivazione e dell’allevamento si diffuse
in tutta l’Europa meridionale.
Anche in Italia si trovano i resti di molti villaggi
neolitici. Ad esempio, quello di Fiorano era formato da ampie capanne di
legno, con due o tre stanze ciascuna, in cui probabilmente vivevano almeno
due famiglie imparentate tra di loro. In Lombardia sono particolarmente
caratteristici i villaggi su palafitte, per difendersi dagli animali e
magari anche da altri gruppi umani. Ma ben presto dobbiamo notare che la
parola “villaggio” non è più adatta. In alcune zone della Terra
troviamo dei gruppi di abitazioni che hanno tutte le caratteristiche per
essere chiamati “città”.
Che cosa è una città? La prima idea che viene alla
mente è che la città è un insieme di case, di strade, di piazze e,
evidentemente, di abitanti, a meno che sia una città morta. Ma vedremo
presto che ci sono anche città senza strade, in cui le case sono tutte
attaccate tra di loro. Quindi la città è semplicemente un insieme di
case.
Ma anche i villaggi paleolitici erano un insieme di
abitazioni, eppure non erano città. Voi mi potrete dire che le abitazioni
del Paleolitico erano più che altro delle tende, mentre noi chiamiamo
“case” delle costruzioni solide, con le pareti in muratura, con il
tetto di tegole, con le porte e le finestre. Ma anche questo vedremo che
non sarà sempre vero, perché troveremo città le cui case hanno la forma
di una tenda, la cui unica apertura sono delle pelli di animali.
E allora, ritorniamo alla domanda iniziale, alla
quale non abbiamo ancora dato una risposta: che cosa è una città? O,
meglio,: che differenza c’è tra un villaggio paleolitico e una città
neolitica? Proviamo a descrivere, in generale, la struttura di una città
neolitica, e vi accorgerete voi stessi di quanto sia più moderna di un
villaggio paleolitico.
Innanzi tutto, diciamo che la città è un insieme di
abitazioni “stabili”. Anche una carovana di zingari è un insieme di
abitazioni, ma nessuno di voi direbbe che essa è una città. Manca un
elemento fondamentale, che è la stabilità. Una città deve essere
stabile, cioè sempre ferma nello stesso posto.
Ma in quale posto? Eh, sì, cari ragazzi, non dovete
pensare che tutti i posti siano uguali.
Immaginate di dover essere voi i fondatori di una
città e di dover scegliere il posto in cui costruirla. Poiché una città
serve per viverci dentro e poiché gli uomini, per vivere, hanno bisogno
di mangiare e di bere, dovrete scegliere un posto dove sia possibile
trovare facilmente da mangiare e da bere. Infatti le città neolitiche,
come anche i villaggi che abbiamo già visto, sono sempre costruite vicino
ai fiumi, ai laghi, o a qualsiasi tipo di sorgente d’acqua. Ma c’è di
più. Mentre i villaggi paleolitici erano costruiti nelle zone di caccia e
venivano spostati quando si spostavano i branchi degli animali, le città
neolitiche erano stabili e il cibo doveva essere costantemente intorno a
loro.
Questo non era un problema perché, come abbiamo
visto, il cibo dei neolitici era ben diverso da quello dei paleolitici. I
neolitici, infatti, non avevano necessità di rincorrere gli animali da
caccia, ma coltivavano i terreni e allevavano gli animali, cose che
potevano benissimo fare vicino alle loro città.
Quindi, se osserviamo una qualsiasi città neolitica,
noteremo che essa sorge in un pianoro, vicino ad una sorgente d’acqua, e
che è circondata dai terreni coltivati. In questi ultimi, alcune zone
sono recintate e contengono gli animali domestici. Il fatto di coltivare i
terreni e di allevare gli animali dà, oltre tutto, la garanzia di avere
cibo tutto l’anno, perché il grano e gli altri cereali raccolti nella
bella stagione possono essere conservati nei magazzini e servire da cibo
anche durante l’inverno, mentre la carne degli animali domestici è
sempre disponibile.
Ma non tutti gli uomini che vivevano nel periodo
neolitico erano cittadini neolitici. C’erano ancora tanti gruppi umani
che non avevano accettato le nuove scoperte o che non le conoscevano e
vivevano quindi ancora di caccia. La caccia però era diventata sempre più
difficile e, soprattutto durante l’inverno, era assai raro trovare
animali per poter dare da mangiare alle mogli e ai figli.
Questi popoli nomadi diventavano allora dei
predatori. Vedevano le città degli uomini neolitici, così ricche di cibo
anche d’inverno e, spinti dalla fame, vi si avvicinavano, cercando di
rubare qualche cosa da mangiare. Poi incominciarono ad organizzarsi in
gruppi di guerrieri e assalivano le città, rubando tutto ciò che
trovavano.
I cittadini neolitici dovettero allora pensare a
difendersi dai nomadi predatori e scoprirono che il modo migliore per
farlo era quello di costruire mura sempre più grosse intorno alle loro
città. Infatti, se voi andate a fare uno scavo e portate alla luce una
città neolitica, troverete senz’altro mura poderose intorno alla città.
All’interno delle mura ci sono tutte le case, ma noterete senz’altro
che alcune case sono più grandi e più ricche delle altre. Le città
neolitiche erano infatti organizzate, come lo sono le città moderne.
Provate ad entrare in una qualsiasi città o in un
qualsiasi paesino che conoscete. Vedrete che c’è almeno una casa più
grande delle altre, con una lunga torre quadrata di fianco. In cima alla
torre di solito c’è una croce e, poco più in basso, c’è un vano con
dentro una campana. Avete mai visto case di questo genere?
Che scoperta! Mi direte voi. Sono le chiese. Bene,
anche le prime città neolitiche avevano le loro chiese, o santuari, cioè
delle case più grandi in cui i sacerdoti e i fedeli si riunivano per fare
i sacrifici agli dei. Allo stesso modo, se nella vostra città c’è il
municipio, nelle città neolitiche c’erano le case dei capi, un po’ più
grandi delle altre. Possiamo quindi concludere dicendo che le città
neolitiche erano organizzate, sia secondo un ordine sacro, cioè con i
santuari per il culto, che secondo un ordine gerarchico, cioè con case più
grandi per i capi.
Proviamo a riassumere le caratteristiche di una città
neolitica. Esse sono sostanzialmente quattro: stabilità, vicinanza a
sorgenti d’acqua, mura o congegni di difesa, ordine sacro-gerarchico.
Siete convinti adesso che una città neolitica è ben
diversa da un villaggio paleolitico?
Ma se volete sapere qualche cosa di più sulle città
neolitiche, penso che la soluzione migliore sia quella di visitarne
qualcuna, cosa che faremo nel prossimo capitolo.
Capitolo nono
VISITIAMO
QUALCHE CITTA’ NEOLITICA
Per visitare le più note città neolitiche dovremo
fare un viaggio che ci porterà dal Medio Oriente alla Turchia e alla
Valle del Danubio, in Jugoslavia.
Vi siete mai chiesti quale sia la città più antica
del mondo? Eppure, almeno come nome, sono sicuro che la conoscete tutti.
E’ sufficiente che vi ricordiate un po’ la storia degli Ebrei, come è
raccontata nell’Antico Testamento. Vi ricordate di Mosè, che ha guidato
gli Ebrei fuori dall’Egitto, attraversando il Mar Rosso ed arrivando
fino ai confini della Palestina? Dopo la morte di Mosè, gli Ebrei sono
entrati in Palestina, guidati da Giosuè, e hanno dovuto combattere contro
i Cananei per conquistare la Terra Promessa.
Una città dei Cananei era difesa da mura che sono
rimaste molto famose e che Giosuè ha potuto abbattere, seguendo gli
ordini del Signore, facendo suonare agli Ebrei tutte le loro trombe
contemporaneamente. Adesso avete capito di che città sto parlando? E’
facile, sto parlando di Gerico. Bene, Gerico è considerata, oggi, la più
antica città del mondo.
Però, quando è arrivato a Gerico Giosuè con gli
Ebrei, la città che ha trovato non era certo la prima Gerico. Infatti
Giosuè è vissuto circa nel 1200 prima della nascita di Gesù, mentre la
prima Gerico è stata costruita circa 8000 anni prima di Cristo. Vi
ricordate quello che abbiamo detto nel primo capitolo, parlando del
“Libro della Terra”, quando abbiamo scoperto che, facendo un buco,
troveremo le cose più antiche in profondità e le cose più recenti più
in superficie? Lo stesso è avvenuto con le città.
La prima Gerico, quella dell’8000 avanti Cristo, è
poi andata distrutta e si è ricoperta di terra. Poi ne è stata costruita
un’altra, nello stesso posto. Quando anche la seconda è andata
distrutta e si è ricoperta di terra, ne è stata costruita una terza, e
così via. La Gerico conquistata da Giosuè è almeno la settima. A noi
però interessano le prime, cioè quelle neolitiche.
La Gerico neolitica era una cittadina in cui
abitavano circa 300 abitanti. Le case erano rotonde e fatte di mattoni.
Chiaramente non erano i mattoni che conoscete voi, ma erano molto più
primitivi, fatti con il fango e lasciati seccare sotto il calore del sole.
L’unica apertura era la porta.
Ma ben presto gli abitanti di Gerico fecero una
scoperta molto importante per quell’epoca: la malta. Con l’uso della
malta le case divennero più resistenti e ne venivano costruite in gran
quantità, per ospitare una popolazione in continua crescita.
Però le costruzioni di Gerico più importanti
rimangono le mura di difesa. Sono mura molto grosse, alte almeno quattro
metri e spesse quasi due metri. Provate ad abbatterle, se siete capaci!
Non solo, ma dietro alle mura ci sono pure delle enormi torri, di forma
tronco.conica (come un cono gelato, capovolto, senza la punta), con un
diametro alla base di nove metri e uguale altezza.
Credete che fosse sufficiente per la difesa? Gli
abitanti di Gerico non ne erano convinti per cui, davanti alle mura,
avevano anche scavato nella roccia un fossato largo sette metri e profondo
tre. Così pensavano di stare tranquilli, ma il fatto che Gerico sia stata
abbattuta e ricostruita più volte dimostra che le guerre erano davvero
violente e i nemici pericolosissimi.
Completamente diverso da quello di Gerico è il
sistema di difesa che hanno inventato gli abitanti di Çatal
Hüyük. Çatal
Hüyük è una cittadina che è stata costruita circa 7000 anni prima di
Cristo nell’attuale Turchia, in un pianoro ricco di frumento, a 1000
metri di altezza sul livello del mare. La difesa di Çatal Hüyük è data dal fatto che non ci sono strade, né altre
aperture di alcun genere per entrare in città. Ma neppure all’interno
ci sono strade, perché le case sono tutte attaccate l’una all’altra.
Provate ad immaginarvela una città del genere e
ditemi: come facevano i suoi abitanti a passare da una casa all’altra?
Una soluzione avrebbe potuto essere quella di collegare tutte le
abitazioni con porte di comunicazione, ma questa soluzione avrebbe avuto
lo svantaggio di costringere le persone ad attraversare le case di tanti
vicini prima di arrivare dove volevano. E i vicini erano anche numerosi,
perché Çatal
Hüyük poteva ospitare circa 8000 abitanti.
Come facevano allora? Avete qualche altra idea? Eh, sì,
anche se la cosa vi può sembrare strana, gli abitanti di Çatal
Hüyük, non potendosi spostare per terra, si spostavano per aria. No, non
è che volassero; semplicemente camminavano sui tetti delle case, come
fanno i gatti. I tetti erano tutti piatti, come se fossero delle terrazze
che occupavano tutta l’area della casa, con un’apertura che permetteva
di entrare e uscire. Per passare da un tetto all’altro venivano
utilizzate delle scalette di legno, così come per entrare e uscire dalle
case.
Le case erano tutte ad un solo piano, costruite con
grossi mattoni di terra, disposti su armature di legno e attaccati tra di
loro con la malta. Se scendiamo nell’interno di una casa troviamo dei
locali a pianta rettangolare: un locale grande, usato per abitazione, e
dei locali secondari, che servivano da ripostigli o da granai. Nel locale
principale, oltre al focolare, troviamo dei ripiani sollevati dal suolo,
che senz’altro venivano utilizzati per sedersi, durante il giorno, e per
dormire, durante la notte.
Lepenski Vir, la terza città che andiamo a visitare,
è un pochino più recente, in quanto è stata costruita circa nel 6000
prima di Cristo. Si trova nella Valle del Danubio, in Jugoslavia. La città
era molto piccola, formata circa da cinquanta case, in cui abitavano non
più di 250 abitanti. Erano case molto particolari, a forma di tenda,
anche se molto grandi, perché la superficie di una casa poteva
raggiungere anche i trenta metri quadrati.
La prima cosa originale è appunto la superficie, il
pavimento di queste case-tenda, che non è né quadrato né rettangolare,
ma ha la forma di un trapezio, con il lato più lungo ricurvo verso
l’esterno. Le case non hanno muri verticali, ma le pareti sono
costituite da pelli tese su due pali di legno.
A prima vista, Lepenski Vir sembra più un
accampamento di pellerossa che non una città vera e propria. Invece era
una città. Infatti, i pavimenti delle case erano costruiti in malta, cosa
che poteva essere fatta solo per residenze stabili e non per un villaggio
provvisorio, e le diverse dimensioni delle abitazioni dimostrano
un’organizzazione sacro-gerarchica, cioè con case più grandi e più
belle per i capi e per il culto religioso.
Evidentemente però gli abitanti di Lepenski Vir non
praticavano solo il culto collettivo, cioè nel santuario, ma anche quello
domestico, cioè a casa loro. Infatti, sui pavimenti delle case si
trovano, oltre ai resti dei focolari, anche dei piccoli altari, che
venivano usati per i sacrifici agli dei.
Con il passare del tempo, la popolazione dei
cittadini aumentava sempre più e le città diventavano sempre più
grandi, mentre le tecniche di costruzione delle case si perfezionavano
sempre più. Nello stesso tempo si perfezionava anche quell’ordine
sacro-gerarchico che, come abbiamo visto, faceva costruire case diverse a
seconda dell’importanza di chi le abitava.
Se andiamo a visitare una città del 3000 prima di
Cristo troviamo che, oltre ai capi ed ai sacerdoti, un’altra categoria
di cittadini godeva di privilegi particolari rispetto al popolo comune:
quella degli artigiani. Non solo, ma spesso i capi veri e propri erano
diventati i sacerdoti. Essi, infatti, essendo in rapporto continuo con le
divinità, trasmettevano al popolo gli ordini degli dei, ai quali tutto il
popolo doveva obbedire, per cui la figura del capo non sacerdote non aveva
più alcun significato e i sacerdoti diventarono capi loro stessi.
L’organizzazione gerarchica che si veniva così a
formare era costituita da un popolo di contadini, allevatori e cacciatori
che procuravano il cibo, non solo per sé, ma anche per le categorie
superiori, formate dai sacerdoti e dagli artigiani. Gli artigiani, a loro
volta, mantenuti ed apprezzati da tutti, fornivano i prodotti della loro
arte sia ai sacerdoti che a tutto il popolo.
CONCLUSIONE
Come mai gli artigiani erano diventati così
importanti? Causa prima della loro importanza è stata senz’altro la
scoperta dei metalli. I metalli si trovano in natura, contenuti in pietre
o cristalli, come la calcopirite, la malachite, la cuprite, l’azzurrite,
molto belli a vedersi, che senz’altro hanno attirato l’attenzione
degli uomini, i quali li raccoglievano e conservavano in casa come
ornamenti.
Immaginate che cosa può essere successo se alcune di
queste pietre sono cadute, per caso, nel fuoco di un focolare. La pietra
si disfaceva e ne usciva il metallo, morbido, al quale era possibile dare
qualsiasi forma, proprio come l’argilla che gli artigiani neolitici
conoscevano così bene.
La lavorazione dei metalli dava inoltre notevoli
vantaggi rispetto alla pietra. Innanzi tutto, la pietra ha sempre
dimensioni limitate¸è possibile utilizzarla per fare dei coltelli, delle
punte di freccia, delle lame per le zappe, ma è certamente impensabile
utilizzare la pietra per costruire, ad esempio, spade o scudi per la
guerra. Invece queste armi venivano molto bene con i metalli, più leggeri
e più malleabili.
Inoltre il metallo aveva un altro grande vantaggio:
se un coltello di pietra vi si rompe o, con l’uso, si consuma, non resta
altro da fare che buttarlo via e cercare nuova pietra per costruirne un
altro. Al contrario, uno strumento o un’arma di metallo poteva sempre
essere messa nel fuoco una seconda volta e risistemata, utilizzando sempre
lo stesso materiale.
Però, mentre tutti erano capaci di lavorare la
pietra, la fusione dei metalli richiedeva un’abilità e
un’attrezzatura più specializzate. Fu così che alcune persone
impararono molto bene questo mestiere e diventarono fabbri di professione,
lavorando i metalli per tutta la comunità dei cittadini i quali, in
cambio, avevano accettato l’impegno di mantenerli.
L’utilizzo di forni sempre più perfezionati per la
fusione e lavorazione dei metalli si estese presto alla lavorazione delle
terrecotte. I vasi e ceramiche dell’età dei metalli divenivano così
sempre più raffinati e i vasai, come i fabbri, lavoravano per l’intera
comunità che li manteneva.
Data l’importanza degli oggetti in metallo, per gli
attrezzi dei contadini e per le armi dei guerrieri, e dei vasi in
ceramica, per gli scambi commerciali che cominciavano a diventare
frequenti, gli artigiani fabbri e vasai vennero a costituire una classe
privilegiata di cittadini, stimata e mantenuta dalla popolazione.
Ma l’incremento dei commerci portò ad un’altra
grande conquista. Le grandi quantità di merci acquistate e vendute
richiedevano la costruzione di magazzini sempre più grandi ed era sempre
più necessario sapere quante cose c’erano nei magazzini, quante erano
state acquistate e quante vendute. Gli uomini incominciarono ad inventare
dei segni convenzionali per indicare le quantità. Questi segni, in
progressivo perfezionamento, diventarono presto una scrittura rudimentale,
cioè un insieme di segni attraverso i quali gli uomini potevano
comunicare tra di loro, anche senza vedersi o sentirsi.
Nel primo capitolo abbiamo detto che la Preistoria è
un insieme di fatti avvenuti in epoca precedente l’invenzione della
scrittura. Ve lo ricordate? Bene, ora siamo arrivati all’invenzione
della scrittura e il nostro viaggio nella Preistoria è giunto alla fine.
Abbiamo visto come viveva l’uomo nelle grotte e nei
villaggi del Paleolitico, abbiamo vissuto i suoi travagli nel Mesolitico
ed abbiamo scoperto con lui un nuovo modo di vivere, basato
sull’agricoltura e sull’allevamento, nel Neolitico. Abbiamo vissuto
con lui nelle prime città, ed ora dobbiamo abbandonarlo.
Il suo cammino è ancora lungo. Lo attendono ancora
5000 anni di scoperte e di invenzioni, prima di giungere fino a noi, e
chissà quante ancora lo aspettano per il futuro. Io vi ho raccontato
qualcosa della Preistoria, a scuola studiate la Storia, e, per quanto
riguarda il futuro, non vi resta che attendere che esso diventi presente e
di leggerlo sui giornali, come ora fanno il vostro papà e la vostra mamma
per conoscere la Storia dei nostri giorni.
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