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1983
UNA GIORNATA DI SCAVI ARCHEOLOGICI
Prima che spunti in ciel la
bella aurora,
Chiusi nel sacco i ferri del
mestiere,
Lasciam, cantando, ognun la
sua dimora;
La nostra meta: i campi e le
brughiere.
Ogni terreno incolto può
celare,
Dentro il suo seno, le
vestigia antiche,
Le memorie d’un tempo può
serbare,
Sia pur coperte d’eriche e
d’ortiche.
Un lieve affioramento ci può
dire
Che sotto una necropoli è
nascosta;
Solo scavando si potrà
scoprire
Se la speranza nostra è
corrisposta.
E scava, e scava, ecco laggiù
che spunta
l’ansa di un’olpe, sporca
ed incrostata,
piena di terra, rotta e tutta
smunta;
ma la speranza nostra si è
appagata.
Raccogliendo i pezzetti tutto
intorno
il fardello di cocci si è
riempito.
Le fatiche e gli scavi, a
mezzogiorno,
ci han fatto ricordare
l’appetito.
La colazione al sacco è
bell’e pronta;
le brune zolle sono il nostro
desco.
Se non abbiam stoviglie, a
noi che conta?
L’acqua è fornita da un
ruscello fresco.
La sera poi felici
ritorniamo,
col cuore in gola e pieni di
emozione,
e già durante il viaggio
pregustiamo
dei nostri cocci la
restaurazione.
Con lavoro paziente puliremo
i pezzi ritrovati, ad uno ad
uno;
infine i cocci insieme
incolleremo
nel modo più verace ed
opportuno.
E così le vestigia del
passato
rivivranno per noi
novellamente;
quello che il tempo aveva
cancellato
ritroverà la vita nel
presente.
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